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 LA SPERANZA NON DELUDE. BUON 2026!


Per tanti è un po’ la Sera dei miracoli di Lucio Dalla. La sera «della luna che sta per cadere/e la gente corre in piazza per andare a vedere». Una sera «così dolce che si potrebbe bere». Come un calice di spumante stappato non appena la lancetta dei minuti entra nel primo quadrante di una “nuova storia”. 



Perché sì, crediamo che l’ultima sera dell’anno sia miracolosa. Una sera carica di promesse e di buoni propositi, di attese che alimentano i nostri desideri. E allora vai con il vino rovesciato sulla tovaglia, perché “porta bene”. Vai con cotechini e zamponi su letto di lenticchie, perché “portano soldi”. E tutti ben abbigliati e in ghingheri con sciarpe, cappelli, cravatte, giacche, maglioni, vestiti e lunghi abiti rossi, perché “sono di buon augurio”. E alla fine, anche chi pensa siano solo sciocchezze o stupide superstizioni si piega a questi rituali, perché non si sa mai. “Non è vero... ma ci credo”, diceva Peppino De Filippo. D’altra parte, non c’è nulla di male. Salutare con gioia un capitolo della nostra vita che si conclude e accoglierne uno nuovo, pieno di fogli bianchi tutti da scrivere, è più che lecito. Il problema è che spesso non siamo padroni né della penna e né dell’inchiostro. “Se Dio vuole”, si diceva in epoche più sagge e più liete. Perché la verità è che il nuovo anno in sé non porta niente di buono e niente di cattivo. Siamo noi, donne e uomini, a decretare il successo o l’insuccesso di un tempo nuovo lungo dodici mesi, di cui sei freddi e sei mediamente temperati o caldi (anche se, non esistono più le stagioni!). Ma fino a che punto, poi, è il particolare a governare l’universale? Ovvero: quanto conta il nostro personale intervento rispetto a ciò che ci accade intorno? Francamente, nonostante centinaia di migliaia di pensieri e anni e anni di studi filosofici, non l’ho ancora capito. Una cosa, però, posso affermarla con un buon grado di certezza: vale sempre la pena sperare. «Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità». Così scriveva papa Francesco, poco più di un anno fa, inaugurando il Giubileo (della Speranza) che sta per concludersi. Perché molti di noi sono sfiduciati, delusi, amareggiati. Molti di noi in questi giorni che dovrebbero essere lieti finiscono per rattristarsi, immalinconirsi. Per ogni fine - si dice - c’è sempre un nuovo inizio. Ma la novità fa paura, sempre. Per questo abbiamo bisogno di speranza. Per ritrovare quella fiducia che è propria dell’animo umano. Quella fiducia che ci porta realmente a credere che quella di San Silvestro sia la notte dei miracoli e dei desideri più preziosi. Lasciamoci trasportare dalle emozioni, lasciamoci cullare dai sogni. Non facciamo del male a nessuno, e tanto meno a noi stessi. Perché, care lettrici e cari lettori, papa Francesco - con le parole di San Paolo - ci ha anche ricordato che credere non è mai un errore, perfino in una notte di frivola gioia come questa. Spes non confundit. La speranza non delude. Buon anno a tutti!

A.M.M.

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