LA VERITÀ SECONDO PASOLINI
Forse più che a disvelarla la Verità, lui ci ha spinti alla sua ricerca. Ricerca, appunto, non scoperta. Perché Pier Paolo Pasolini era uno scrittore, un regista, un poeta, un uomo sensibile e complicato, pieno di contraddizioni (difficile riuscire a capirlo a fondo, al limite provarci), ma era anche un filosofo. Una persona incline alla riflessione, al porsi delle domande per trovarne le risposte. La sua ricerca della Verità si compie nell’osservazione della realtà, nell’indagine attraverso i meandri della religione, negli abissi dell’esistenza umana. Una ricerca continua fondata probabilmente sulla consapevolezza che essa fosse un affascinante esercizio critico più che una operazione strumentale finalizzata al raggiungimento di un obiettivo. Perché di verità ce ne sono tante.
La verità per Pasolini si celava nei paesaggi fiabeschi e bucolici delle campagne friulane di Casarsa, nelle squallide baracche delle borgate disseminate nella periferia romana, tra donne di vita, giovani scapestrati, ladruncoli e miserabili raccontati in amabili versi. La verità si celava anche nelle Sacre Scritture, che la sua cinepresa ha più volte affrontato e raccontato secondo un punto di vista preciso, il suo. Ma la Verità, quella che ha un solo modo d’essere - come diceva Rousseau -, la si può trovare soltanto nel percorso che ad essa conduce. La Verità è quella che ognuno di noi possiede dentro, ciò che si avverte nel momento in cui ci si ferma a colloquio col proprio animo. Pier Paolo Pasolini ha speso la propria esistenza nel tentativo di scovare quella Verità. Ha offerto la propria vita, l’ha sacrificata in pagine vergate a penna o dattiloscritte tramutatesi in liriche preziose, romanzi affascinanti, documentari autentici e film straordinari, emblema essi stessi di quella ricerca che porta quasi mai alla comprensione del fine ma al sentirsi paghi del mezzo per raggiungerlo.
Anche quel 2 novembre di cinquant’anni fa, che lo vide massacrato, umiliato, barbaramente privato della propria dignità e del proprio spirito, ha visto emergere un sacco di verità, ma non quella. Perché la Verità si nasconde tra le pieghe del cuore, nei meandri della coscienza, e metterla in luce, consapevolmente o inconsapevolmente, non è semplice. Pasolini affronta questo tema in Che cosa sono le nuvole?, in un profondo dialogo tra due marionette, Iago e Otello, interpretate rispettivamente da Totò e Ninetto Davoli in una rivisitazione del celebre dramma shakespeariano. Alla domanda di Otello/Davoli, che si chiede quale sia la Verità, Iago/Totò gli risponde che essa non è altro che ciò che percepiamo nel nostro intimo. Qualcosa che però non si può esternare, perché sfugge alle regole del linguaggio verbale. Per questo la Verità non si dice, ma si sente. Per questo tutti dicono di conoscerla ma non c’è nessuno in grado di rivelarla. Ecco perché la Verità, come ci ha insegnato Pasolini, è una ricerca continua.
A.M.M.

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