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UN ANNO DI PRODEZZE: BUON 2025!


«Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio». Di norma, da sognatore indefesso, sarei pronto a sottoscrivere queste parole tratte dal Piccolo Principe, ma questa volta non ci riesco. Qualcuno mi ha bucato le nuvole, e non sono più capace di mantenermi a mezz’aria, come mio solito. Il 2024 è stato un anno che definirei né positivo e né negativo. È stato l’anno dell’indifferenza. Più mi guardo indietro, più mi rendo conto che non ci sia stato nulla, o molto poco, per cui valga la pena rimpiangerlo. Se il 2023 era l’anno della delusione, questo lo definirei l’anno dell’illusione recidiva. 




Probabilmente sono molto severo, e non nego che qualche barlume di felicità e di leggerezza ci sia anche stato. Ma troppo poco. Troppo poco per chi spera, disperato, di riuscire a dare una svolta alla propria vita, pur non cambiandola in maniera drastica e radicale. E forse il problema è proprio quello: è necessario un cambiamento radicale per ottenere davvero qualcosa. Ma io sono una persona tranquilla, che vive di piccole abitudini e di grandi sogni, che ha trovato un equilibrio nella sua quotidianità silenziosa e solitaria. Una quotidianità che mi ha sempre reso libero. Libero di condurre una esistenza forse grigia, ma piena di colori per uno come me, che ama i film in bianco e nero perché lasciano molto più spazio all’immaginazione. Sì, lo so, per chi si appresta a stappare bottiglie di spumante in un Veglione carico di bollicine, coriandoli e buoni propositi, questo mio sfogo può sembrare fuori luogo. Bisognerebbe mettere al bando ogni malinconia per celebrare un nuovo inizio. Però credo che la fine dell’anno porti con sé più tristezza di quanto si possa credere. Fuochi d’artificio, canti, balli, trenini, tappi che fendono l’aria carica di gioia e di promesse servono soltanto a coprire i pensieri col loro rumore. Quelli con cui ci ridesteremo domattina, quando dovremo essere davvero pronti a ricominciare, lontani dall’influenza emotiva di una serata danzante. Di questo, credo, tutti ne siamo consapevoli. Per tale ragione mi sono permesso di parlarvi a cuore aperto, mettendo nero su bianco quello che ritengo un pensiero comune: la falsità dei “miracoli” del Capodanno. La verità, infatti, la scrisse Gianni Rodari in una vecchia filastrocca: «Il Nuovo Anno sarà come gli uomini lo faranno». Pertanto, care lettrici e cari lettori, nel ringraziarvi sempre per la vostra pazienza e per la vostra attenzione, il mio augurio per voi e per me è che il 2025 sia davvero il risultato delle nostre forze e dei nostri desideri. Più che un anno di promesse, un anno di prodezze. Auguri!


A.M.M.


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