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 IL SACRIFICIO DI DON PEPPE: GERMOGLI DI FEDE E CORAGGIO


"Non c'è bisogno di essere eroi". Don Peppe lo ripeteva, sempre. Non c'è bisogno di essere eroi per avere coraggio. Il coraggio di liberarsi, il coraggio di lottare, di scegliere, di denunciare. Don Peppe era nato a Casal di Principe, ne conosceva la gente, le sue paure e le sue debolezze. Ma conosceva anche la sua forza, quella della fede, in grado di dare un po' di coraggio anche a chi non ce l'ha. 



Don Peppe Diana, dopo il seminario, gli studi teologici e l'ordinazione sacerdotale, era tornato lì, nel suo paese, nella parrocchia di San Nicola, per portare a compimento la sua missione. Portare in giro la parola di Cristo, trasmettere il suo messaggio di speranza, di ribellione dialettica al male. Perché sì, il male, tra gli anni '80 e '90, aveva completamente immobilizzato quel paese fatto di tanta gene perbene, oppressa dalla Camorra e da pericolose collusioni tra questa e la politica. Don Peppe e i sacerdoti di altre parrocchie lo scrivono in una lettera, "Per amore del mio popolo", che diffondono durante la messa di Natale del 1991. Si parla di famiglie distrutte, di figli allo sbando, di attività commerciali "pilotate" dalla Camorra e di una politica che (volente o nolente) sembra stia soltanto a guardare. Parole dure, parole forti, che non lasciano indifferenti i Casalesi, coloro che controllano il territorio. Don Peppe, però, non si arrende. Perché don Peppe ha fede in Dio come nelle capacità degli uomini, soprattutto dei tanti, giovani e adulti, che sono vicini a lui nella sua battaglia. Perché non c'è bisogno di essere eroi per cambiare le cose. Neanche per denunciare, per collaborare con la giustizia e con gli investigatori, come fa lui stesso. Don Peppe lo sa, don Peppe lo grida fuori e dentro la sua chiesa. Ma proprio in quella chiesa, la sua bocca venne messa a tacere quel mattino di trent'anni fa, il 19 marzo 1994, nel giorno del suo onomastico, mentre si stava preparando per la messa. No, non c'è bisogno di essere eroi. Non c'è bisogno di essere eroi, ma lo si può diventare. Come don Peppe, il cui sacrificio, ancora oggi, produce germogli: di fede, speranza e coraggio.

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