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 "CI HAI ROTTO PAPA'": C'ERA UNA VOLTA L'"AUDACE" INFANZIA


"Noi siamo gli Intoccabili, e voi ci avete rotto/ Voi vi chiamate grandi, ma vi pisciate sotto/ Voi che sapete tutto, a casa e alla Tv, ci avete rotto non ne possiamo più". Quale ragazzino cresciuto tra la fine del secolo scorso e i primi del nuovo millennio non ha cantato almeno una volta questo celeberrimo ritornello? Specialmente se si ritrovava in quelle ingenue discussioni che ognuno di noi ha avuto coi propri genitori. "Ci hai rotto papà" usciva nelle sale italiane il 3 settembre 1993 e dopo trent'anni è ancora l'immagine più pura, limpida e irriverente dei bambini del tempo. 


Il cast.


Ragazzi che vanno a scuola la mattina, giocano al pallone il pomeriggio nel cortile di casa e la sera sperano di guardare alla Tv il proprio film preferito. Marco, Stefania, Fabrizio, Andrea, Paolo e Zibbo si radunano nell'abbandonato Cinema Esperia e fanno un giuramento solenne passandosi di bocca in bocca una chewing-gum, promettendosi fedeltà nella lotta contro i grandi, tiranni contrari alla loro libertà. Giocare a pallone, dormire con la luce accesa di notte, fare scherzi incredibili a parenti e conoscenti. A cascare nella loro tela sono un colonnello dell'esercito, Nardini, l'inquilino del palazzo che gli vieta di organizzare partite di calcio sotto la sua finestra. La signorina Taddei, pettegola zitella che ha sempre una cattiva parola per tutti i condomini. Per non parlare dello stesso portiere, il padre di Paolo, dell'anziano e miope nonno di Marco e di tanti, tanti altri. Un susseguirsi di scherzi, risate e parolacce ingenue espresse in linguaggio cifrato, pronunciando le parole al contrario - "es evoip ella eqnic aslas" ovvero "se piove alle cinque salsa", per citare uno degli scherzi più celebri, la passata di pomodoro versata negli ombrelli delle clienti di un salone da parrucchiere. 


La locandina del film.


Oltre alla bravura degli attori, dai piccoli Adriano Pantaleo (che negli stessi anni diventò noto al grande pubblico televisivo nel ruolo di "Spillo", per poi dedicarsi quasi esclusivamente al teatro) ed Elio Germano (oggi un attore affermatissimo, tra cinema e televisione) ai grandi caratteristi, come Franco Diogene nei panni del colonnello Nardini e Antonio Allocca in quelli del portiere, la bellezza del film va ricercata nell'atmosfera di spensieratezza evocata dai giovani protagonisti che si buttano a capofitto in avventure impensabili e (diciamolo) surreali: come liberare "l'amico" scimmia Arturo dall'istituto di ricerca a cui era stato venduto dal proprietario, oppure raggiungere dal centro di Roma la periferica villa di Zibbo, figlio di un diplomatico africano, in bicicletta e nel cuore della notte. Ma la loro allegria, il loro desiderio di vivere, di divertirsi, di godere dei bei momenti dell'infanzia rivendicando da "Intoccabili" il diritto alla libertà, anche se questo significa far arrabbiare i propri genitori, permettono di passare sopra anche a qualche aspetto controverso, facendoci ritrovare nei loro occhi pieni di ottimismo, coraggio e audacia quella parte di noi che, con l'età matura, tende a scomparire. A mio parere, questa pellicola, magistralmente scritta e diretta da Franco Castellano e Giuseppe Pipolo - la gloriosa coppia cinematografica (dalle sceneggiature per Totò ai film di Pozzetto e Celentano) che qui concluse la sua carriera artistica -, unisce al brio della commedia la dolcezza del racconto dell'infanzia alla fine del secolo scorso, tra un giro in bicicletta e un cartone animato alla Tv, tra una pagella piena di insufficienze e un goal tirato dritto sulla saracinesca di un garage. Immagini che, purtroppo, rischiano di diventare sempre più estranee alla quotidianità dei bambini di oggi.

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