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 L'ARMISTIZIO DELLA STORIA


 8 settembre 1943. L'Armistizio. Pietro Badoglio, maresciallo d'Italia, capo del Governo, comunica via onde radio le cessate "ostilità contro le forze anglo-americane". Gli italiani, quelli che la guerra l'hanno subita, più che voluta, pensano sia finito tutto, e invece no. Perché la guerra per l'Italia fascista ormai dissolta (dopo l'arresto di Mussolini del 25 luglio) continua affianco ai nuovi alleati, contro la Germania nazista di Hitler. Da quel momento, comincia il peggio. 



Il Belpaese si divide in due: al Nord i nazifascisti con la Repubblica di Salò, al Sud gli anglo-americani. L'esercito italiano allo sbando mentre Badoglio e il re fuggono a Brindisi lasciando Roma in mano ai tedeschi. Le rappresaglie delle SS si susseguono in borghi e città mentre i partigiani si ritirano in montagna organizzando la Resistenza che permetterà, il 25 aprile 1945, di proclamare l'agognata Liberazione. La Seconda guerra mondiale si concludeva davvero, ma quei due anni, quei lunghi anni conseguenti alla firma dell'Armistizio di Cassibile lasceranno un segno indelebile in chi c'era. Sangue, paura, sacrificio, stenti, miseria, vergogna, indecenza, orrore. Mancanza di senso di responsabilità da parte di chi avrebbe dovuto difendere il suo popolo. Audacia e sprezzo del pericolo da parte di chi si mise al posto della Giustizia per farsela da solo (come i napoletani con le loro "quattro giornate"). Pagine di una storia triste e assurda. Pagine di storia che tanti avrebbero voluto dimenticare, ma ne hanno conservato i segni. Mentre c'è chi, ottant'anni dopo, quelle pagine continua a ignorarle.

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