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 SCARNICCI, TARABUSI E L'IRONIA "LEGGENDARIA"


Ironia dissacrante, battute pungenti, parodie da scompisciarsi dalle risate, belle donne e comici di lusso. In quelle pagine di comicità nostrana, emergeva il senso della vita di uomini di grande umorismo e raffinata ilarità. Sono passati cinquant'anni dalla scomparsa di Giulio Scarnicci - era il 13 luglio 1973 - ma il suo nome, accoppiato a quello del concittadino Renzo Tarabusi, è ancora limpido nella memoria, indissolubilmente legato all'età d'oro del varietà, teatrale e televisivo. 


Giulio Scarnicci (a destra) con Renzo Tarabusi.

Entrambi fiorentini, buontemponi d'altri tempi, Scarnicci e Tarabusi diedero lustro al palcoscenico e alla televisione italiani unendo i loro nomi a quelli di grandi attori. Lavorarono con Carlo Dapporto, Erminio Macario, Nino Taranto (che fece propria una delle loro commedie più famose, "Caviale e lenticchie"). Con Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, il tandem glorioso dei palcoscenici degli anni '50, Scarnicci e Tarabusi diedero invece vita a un sodalizio longevo, segnato da commedie come "Dove vai se il cavallo non ce l'hai" e "Passo doppio" e programmi televisivi come il censuratissimo "Un due tre", andato in onda sul programma nazionale nel 1954. Ma la "premiata ditta" scrisse anche leggendarie parodie cinematografiche interpretate da Vianello e Tognazzi, spesso affiancati da Walter Chiari, collaborando con registi come Giorgio Simonelli, Marino Girolami e Steno. Con quest'ultimo, Scarnicci continuò a lavorare anche dopo la morte di Tarabusi (nel 1968), scrivendo assieme a Raimondo Vianello film di un certo successo, come "Il terrore con gli occhi storti" e "L'uccello migratore". Poi la prematura scomparsa (a soli sessant'anni), e il sipario si chiuse. Ma i tempi stavano cambiando, come i generi e l'ironia di "genere". Chissà, forse era davvero il momento di andar via e lasciare spazio alla leggenda.

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