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 GREGORY PECK: IN ALTO, BRILLA


La sua stella non brillava più come un tempo, ma nel firmamento cinematografico della grande Hollywood continuava a essere un riferimento per tutti. Era l'11 giugno 2003 quando Gregory Peck, uno dei più belli, più talentuosi e gentili uomini del cinema mondiale se ne andava tranquillo, nel sonno, tenuto per mano dalla moglie. Era la fine di un'era. Un'era fatta di luci, di ombre, di successi, di speranze, anche d'oblio. Ma prima che arrivasse quello, Eldred Gregory Peck aveva fatto in tempo a diventare quello che tutti amavano (e amano): il divo. Anche se del divo Peck possedeva solo la lunga presenza sul grande schermo e l'amore incondizionato del suo pubblico, maschile e femminile. 





Alto, moro, atletico, dallo sguardo intenso protagonista di primi piani che hanno fatto storia, Gregory Peck arrivò al cinema per caso, mentre studiava all'università. 


In alto, Gregory Peck e Ingrid Bergman in "Io ti salverò" (1945).
In basso, con Alida Valli ne "Il caso Paradine" (1947). Entrambi i film sono diretti da Alfred Hitchcock.



Dal nulla, la sua immagine di gentiluomo galante, affascinante seduttore, eroe positivo diventò l'effige del cinema hollywoodiano degli anni '40 e '50. Tenuto a battesimo da Hitchcock con "Io ti salverò" (1945), accanto alla Bergman, e "Il caso Paradine" (1947), con Alida Valli, Gregory Peck ha interpretato personaggi indimenticabili, come lo scrittore Hemingway ne "Le nevi del Kilimangiaro" (1952), il capitano Achab in "Moby Dick" (1956) , e Joe Bradley, il giornalista romantico che si innamora perdutamente della Hepburn per le vie di Roma in "Vacanze romane" (1953) di Wyler. 


In alto, Gregory Peck con Ava Gardner ne "Le nevi del Kilimangiaro" (1952) di Henry King .
In basso, con Audrey Hepburn in "Vacanze romane" (1953) di William Wyler.



Nel 1962, poi, con l'avvocato Finch de "Il buio oltre la siepe", arriva il suo primo ed unico Oscar, dopo svariate candidature. Da quel momento in poi, però, come per molte altre stelle, da Cary Grant a James Stewart, la sua parabola cominciò a discendere irrimediabilmente, lasciando spazio a partecipazioni sempre meno significative. 


In alto, Gregory Peck in "Moby Dick, la balena bianca" (1956) di John Huston.
In basso, Peck con Brock Peters ne "Il buio oltre la siepe" (1956) di Robert Mulligan.



Ma la sua stella continuò a brillare anche se di una luce diversa. Imbiancato, avanti negli anni, ma ancora terribilmente affascinante, Gregory Peck trascorse la sua vita tranquillamente, come un comune lavoratore che si gode la meritata pensione. Il nuovo millennio, vissuto per soli tre anni, lo vide sempre più lontano, ma ancora splendido nei suoi impeccabili abiti mai privi di gusto. E vent'anni dopo, quella stella, continua a stare lì, in alto, per chiunque voglia seguirla.

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