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 IL PRANZO DELLA DOMENICA: VENT'ANNI DI UNA FAMIGLIA ITALIANA CHE (FORSE) NON È CAMBIATA


 Quando si dice che la "commedia all'italiana" è finita, penso sempre che il motivo sia uno soltanto: è l'Italia a essere cambiata. È cambiata l'Italia che si specchiava in quel tipo preciso di commedia, ironica e amara, realistica e fantasiosa, ma profondamente schietta e sincera. Ecco, forse è vero che l'ultimo capitolo di quel genere cinematografico nato con Monicelli, Risi e Scola l'hanno scritto i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina vent'anni fa. Era il 29 aprile 2003 quando, nelle sale italiane, usciva "Il pranzo della domenica", un film divertente nella sua pura verità, che racconta un Paese ancora legato al passato ma allo stesso tempo moderno. Tra cellulari, lettori Cd, e parabole satellitari, tutti "figli" del passaggio tra Vecchio e Nuovo millennio, una famiglia borghese romana continua a vivere di abitudini e consuetudini tipiche dell'Italia del secolo precedente. Il pranzo domenicale in famiglia, nella sala da pranzo col servizio buono, abitudine forse oggi in disuso, è ciò che riunisce attorno allo stesso tavolo la signora Franca Malorni (Giovanna Ralli), vedova di un facoltoso avvocato, con le sue tre figlie, Susanna (Galatea Ranzi), Sofia (Elena Sofia Ricci) e Barbara (Barbara De Rossi), e i rispettivi mariti, Massimo (Massimo Ghini), Nicola (Rocco Papaleo) e Maurizio (Maurizio Mattioli). La signora Franca, accudita da una governante di colore, lamenta perennemente alle figlie la loro assenza, contribuendo a elettrizzare l'atmosfera di quell'incontro domenicale, tra le sue punzecchiature e le battute infelici - che fanno leva sulle debolezze di ognuno - dei commensali. 


Il cast.


L'atmosfera tragicomica di uno di questi pranzi è creata da un imprevisto: mentre si reca in cucina per prendere l'arrosto, Franca cade e si rompe il femore. Il ricovero in ospedale della signora, con conseguente operazione, però, fa venire alla luce tante piccole fratture nell'apparente armonioso equilibrio familiare. Sofia, professoressa mancata e casalinga con quattro figli a carico, lotta tra una profonda insoddisfazione personale - consolata con abuso d'alcol - e un marito "infantile", un giornalista di sinistra idealista a tal punto da farsi licenziare pur di non andare contro i propri principi. Barbara, invece, è afflitta da cronica depressione per non aver avuto figli e viene amorevolmente accudita dal marito Maurizio, proprietario di un vivaio, sfegatato tifoso romanista e berlusconiano convinto. Infine, Susanna, donna fredda e snob, commessa in una boutique, si divide tra la difficile gestione di una figlia adolescente, Ilaria, e un marito, Massimo, brillante avvocato divorzista, in apparenza attento e premuroso ma che in realtà la tradisce ripetutamente. 


La locandina del film.


Mentre la signora Franca si lamenta e pretende attenzioni durante il ricovero, le sue figlie continuano a pensare esclusivamente a se stesse. Susanna, scoperto il tradimento di Massimo, lo sbatte fuori di casa e intreccia una relazione col medico che ha in cura sua madre. Sofia, dopo l'ennesimo licenziamento di Nicola e oppressa dalle preoccupazioni economiche, scappa per rifugiarsi da una sua amica in campagna. E Barbara, invece, sempre più depressa, si concede una piccola vacanza con Maurizio a Venezia, ma proprio lì sembra avere una nuova ricaduta. In tale situazione confusionaria, gli unici punti fermi rimangono Maurizio e la signora Franca. Sono questi a tenere unita la famiglia. Maurizio, infatti, oltre a occuparsi della moglie, si preoccupa di trovare un lavoro a Nicola e cerca di riappacificare Massimo con Susanna. La signora Franca, poi, prova a consigliare i propri generi, aiutandoli a riconquistare la fiducia delle rispettive consorti. Ma fa molto di più: con la complicità della nipote Ilaria, finge di star male e fa correre le tre figlie al suo capezzale. Non appena le sorelle si ritrovano insieme nel dolore, mettono da parte ripicche e risentimenti sciogliendosi in un abbraccio. Il film si conclude con la nascita del figlio di Barbara, rimasta incinta e ripresasi dalla depressione, Sofia che ritorna a casa e Nicola che, dopo la vittoria al quiz "L'eredità", ottiene un'importante proposta di lavoro, mentre Susanna decide di dare una seconda possibilità al suo matrimonio. Si ritrovano così al tradizionale pranzo della domenica in casa della madre, finalmente felici e sereni, ma un'altra rovinosa caduta di Franca, pochi istanti prima dei titoli di coda, lascia presagire nuovi guai in vista. 

 La bontà della pellicola si fonda, naturalmente, sulla lodevole interpretazione degli attori, primi fra tutti Giovanna Ralli, Maurizio Mattioli e Rocco Papaleo, magistralmente diretti dal regista Carlo Vanzina, autore del soggetto e della sceneggiatura insieme al fratello Enrico. Ma la veridicità e la bellezza di questo film dei fratelli Vanzina (figli del grande Steno) sta tutta nell'offrire un autentico spaccato dell'Italia dei primi anni Duemila. Tra calciomercato (le discussioni di Nicola con dirigenti e giornalisti a un talk televisivo), partite in streaming Tv, telefoni cellulari, crisi economica e disservizi nelle infrastrutture statali in pieno governo berlusconiano, questa numerosa famiglia romana riflette ancora problemi e disturbi antichi: infedeltà, insicurezza, mancanza d'affetto (Ilaria, adolescente apparentemente ribelle ma in realtà soltanto desiderosa dell'attenzione dei genitori), problemi economici, depressione. Tematiche e temi che, apparentemente, il nuovo millennio crede di aver sepolto per sempre tra sogni di gloria e tecnologie all'avanguardia ma che in realtà si rivela essere molto più simile di quanto si creda al secolo precedente. In fondo, in questa famiglia italiana di ormai due decenni fa possiamo ancora riconoscerci tutti, con la differenza che, oggi, la tecnologia e il mondo virtuale hanno preso ancor di più il sopravvento. Ma usi, costumi, abitudini e debolezze sono ancora (purtroppo o per fortuna) quelle di una volta. Chissà, rivedere questo film forse ci potrebbe far capire una cosa importante: la "commedia all'italiana" probabilmente non esiste più, ma la famiglia italiana, quella "vera", non è cambiata affatto.

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