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 CARLO HINTERMANN: UN GRANDE ATTORE ITALIANO


 Eleganza e fascino non gli mancavano di certo. Bravura, neanche a parlarne: capace di brillare anche all'angolo del palcoscenico. L'unica pecca? Avere un aspetto troppo "esotico" per sfondare davvero, soprattutto nel cinema. Era alto, biondo e aveva un volto spigoloso dalla grossa mascella squadrata, imponente come il suo fisico "vichingo". Perché Carlo Hintermann aveva lontane origini germaniche e dopotutto era nato anche a Milano, la capitale del Nord Italia, un secolo fa esatto, il 2 aprile 1923. 



Ciononostante, forse proprio il suo aspetto poco "italicus" gli permise di dare gran prova di sé nel repertorio shakespeariano o in quello di Checov e dell'amato Bernard Shaw, con cui concluse la sua carriera. Carlo Hintermann, infatti, era reduce dall'ultima replica di "Pigmalione", allo stabile di Catania, il 7 gennaio 1988, quando, mentre attraversava la strada per raggiungere l'ingresso del suo hotel, ad Acireale, venne investito da un'auto. Fu così che il sipario si chiuse definitivamente sulla sua vita, artisticamente fatta soprattutto di teatro e televisione. 


Carlo Hintermann in scena con Valeria Moriconi ne "Il gabbiano" di Cechov, nel 1960.


Dottore in Legge, gettò la toga alle ortiche per seguire il sacro fuoco della recitazione, diplomandosi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, nel Dopoguerra, e dando inizio a uno splendido percorso che lo vide emergere per temperamento e intensità. Lavorò con grandi interpreti del teatro nazionale, come Vittorio Gassman, Valeria Moriconi, Ugo Pagliai e Gianrico Tedeschi. Al cinema esordì in "Miss Italia" (1947) di Duilio Coletti, ottenendo diversi ruoli nel corso del tempo, ma nulla di troppo memorabile, passando dalle parodie di Franco e Ciccio a pellicole di tutt'altro tenore dirette da registi come Carlo Lizzani e Franco Zeffirelli. 


In alto, Carlo Hintermann con Alberto Lupo nello sceneggiato "La cittadella" (1964) di Anton Giulio Majano. In basso, da destra, Ugo Pagliai, Rossella Falk e Carlo Hintermann ne "Il segno del comando" (1971) di Daniele D'Anza.


Tuttavia, la fama di Carlo Hintermann è legata alla sua lunga presenza televisiva, tra opere di prosa e celebri sceneggiati, come "La cittadella" accanto ad Alberto Lupo, e "Il segno del comando", con Carla Gravina e Ugo Pagliai. Partecipazioni memorabili, in cui Hintermann, col suo aspetto "d'importazione", offrì gran prova del suo eclettismo, passando con naturalezza dal registro brillante a quello drammatico. Come sul palcoscenico, lì dove mosse i primi passi d'attore e lì dove salutò inconsapevolmente il suo pubblico, incontrando la morte dopo l'ennesimo sipario. E quel sipario, forse, è rimasto chiuso troppo tempo. Sarebbe giusto riaprirlo, per riscoprire il volto, l'animo e il talento di un grande attore italiano vittima di un beffardo destino e di un mondo che, spesso, ci mette poco a dimenticare.

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