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 BYE, MARY!


"Saran belli gli occhi neri, / saran belli gli occhi blu, / ma le gambe / ma le gambe / a me piacciono di più". Recitava così una melodica canzonetta swing. Ebbene, se sono così belle, le gambe, perché non dovrebbero essere mostrate? Erano gli anni '60, anni di cambiamenti, di prosperità economica un po' ovunque, ma soprattutto anni di prossime rivoluzioni, sociali ed economiche. Il matrimonio, la famiglia, la casa a cui badare avevano fatto il proprio tempo, un po' come le lunghe (e raffinate) gonne con le pieghe, da portare (rigorosamente) sopra il sottanino. In Italia, mentre tra commedie "balneari" e film comico-farseschi la Koscina, la Fabrizi e la Gray (Dorian, la "Malafemmina" di Totò) si lasciavano ammirare nelle loro lunghe e seducenti figure, e le Kessler, sbarcate a Studio Uno, mostravano senza pudore le proprie gambe in memorabili stacchetti, anche le fanciulle meno disinvolte sognavano di essere così: sensuali e seducenti senza essere volgari. 



Ecco, al di là della Manica, all'ombra del Big Ben, una giovane e avvenente fanciulla distribuiva consigli e abbigliamenti per essere alla moda, "cool" come si diceva da quelle parti. Mentre i Beatles facevano la loro comparsa, i guy si lasciavano crescere i capelli e le girl abbandonavano le code e le acconciature raccolte per sensuali caschetti, Mary Quant, la suddetta fanciulla, lanciava dalla sua boutique di King's Road un simbolo di libertà: la minigonna. Un pezzo di stoffa (ma anche di pelle) che lasciava scoperte le gambe fin sopra le cosce. Era il 1964 e, nel giro di poco tempo, la Quant e quel capo di abbigliamento raggiunsero la popolarità mondiale, al servizio di una femminilità sempre più convinta a sfidare le convenzioni e a rivendicare il proprio diritto all'indipendenza. Per quella indipendenza, Mary Quant è diventata l'effige della femminilità audace e trasgressiva. Una trasgressione che oggi farebbe sorridere ma che al tempo permise a tante donne, grandi e piccole, di mostrarsi senza riserve, di sentirsi belle senza complessi. Una libertà che un tempo sembrava possibile soltanto per quelle "svergognate" - come dicevano alcuni - del cinema e della televisione, e che invece diventò appannaggio di tutte, senza distinzioni di età e classe sociale. Tutto questo, grazie a qualche centimetro di stoffa in meno e a una piccola rivoluzionaria che è scomparsa da qualche giorno ma che resterà sempre viva nella memoria di chi quella rivoluzione l'ha vissuta, l'ha fatta o avrebbe voluto farla. Bye, Mary!

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