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 MARISA MARESCA, UNA "STELLA" MODERNA


 Trasgressiva, anticonformista, o più semplicemente audace, come si soleva dire ai suoi tempi. Marisa Maresca non aveva veli, nel senso più pratico del termine. Si lasciava ammirare, in tutta la sua bellezza: dalle lunghe gambe agli occhi seducenti, dai capelli al seno. Ma era anche brava: sapeva cantare, ballare, recitare. Era una soubrette, una delle tante degli anni '40, ma anche una delle più talentuose. Nata un secolo fa - il 3 gennaio 1923 - a San Giovanni Rotondo, nel foggiano, Marisa Maresca proveniva da una famiglia di artisti del varietà. Come la sorella maggiore - Lidia Maresca, in arte Lidia Martora, attrice caratterista e seconda moglie di Peppino De Filippo - cominciò ad esibirsi fin da giovanissima, entrando a soli quindici anni nella celebre compagnia di Macario. Lavorò poi con Carlo Dapporto, con i fratelli De Rege, anche con Walter Chiari - col quale ebbe una storia -, che debuttò nel 1946 proprio nella compagnia che la Maresca aveva appena inaugurato. 




Marisa Maresca era brava, ma anche molto bella. Le sue forme, sensuali e seducenti, non osava celarle sotto piume e paillettes, con cui si adornavano anche le soubrette più succinte. Bensì usava il suo corpo, un dono di grazia e bellezza, per accentuare la sinuosità dei suoi movimenti e la soavità della sua recitazione ammaliante e ironica. E forse chissà, proprio perché era brava, Marisa Maresca capì quando era il momento di ritirarsi. Nel 1950 sposò il conte Corrado Augusta, erede del fondatore della omonima fabbrica di velivoli, dando alla luce un figlio - Riccardo detto "Rocky" - e abbandonando le scene per dedicarsi alla famiglia. Nel frattempo, anche l'epoca del varietà si concluse - come d'altronde il suo matrimonio -, e chissà se la Maresca abbia mai avuto rimpianti. Da allora, la sua vita trascorse nell'ombra, nella sua casa di Lugano, in Svizzera. Gli ultimi anni la videro lottare contro la malattia, facendo la spola tra Lugano e Milano per curarsi. Fino a quando, il 22 febbraio 1988, in una clinica milanese, la sua vita si spense per sempre. Ma non la sua "stella", che ha continuato a brillare nel firmamento artistico dei ricordi. Ricordi di giovanotti prestanti che ammiravano le sue gambe sognando ad occhi aperti. Ricordi di ragazzine e giovani donne che gridavano allo scandalo ma, sotto sotto, ne invidiavano il coraggio. Ricordi di un passato antico e di un'artista moderna.

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