Passa ai contenuti principali

 GRAZIE, ENZO!


 Se n'è andato anche lui, uno degli ultimi caratteristi di razza. Quelli che trovavi ovunque, in ruoli più o meno defilati, ma talmente costanti da risultare indimenticabili. Enzo Garinei, l'uomo dal sorriso semplice e dalle buffe orecchie a sventola è volato via a novantasei anni, compiuti da poco - era nato, a Roma, il 4 maggio 1926. Fratello dell'indimenticato Pietro Garinei, autore insieme a Sandro Giovannini di leggendarie commedie musicali, anche Enzo aveva calcato le più grandi arene teatrali, partecipando a molte pièce targate G&G come "Alleluja brava gente" e "Aggiungi un posto a tavola", assistendo al passaggio del testimone da Johnny Dorelli al figlio Gianluca Guidi, accanto al quale è stato "La voce di Dio" nelle ultime repliche andate in scena nella scorsa stagione. Ma sono stati il cinema e la televisione a decretarne la popolarità. 




Col suo volto simpatico e distinto, su di un corpo esile e sempre elegante, Enzo Garinei è passato dalla commedia farsesca con Totò (esordì con lui in "Totò le Mokò" di Bragaglia) al film musicale con Claudio Villa, lavorando con registi come Mario Mattòli, Mario Amendola, Steno e Marino Girolami, per poi affrontare personaggi di tenore diverso con Luigi Zampa, Citto Maselli e Valerio Zurlini, E qualunque fosse la sua interpretazione, cinematografica, teatrale o televisiva (da "Il giornalino di Gian Burrasca" con la Pavone alle moderne fiction), Enzo Garinei riusciva a regalare al suo pubblico la stessa serenità che traspariva dal suo sguardo chiaro e limpido, sopra il sorriso largo. L'amore di un grande attore verso quella che è stata la sua vita. Una vita in scena e per la scena, raccontata con allegria in una autobiografia pubblicata da poco, il cui titolo è quanto mai evocativo: "1926 io c'ero". E menomale che c'è stato, perché senza di lui il cinema, di sicuro, non sarebbe stato lo stesso. Grazie, Enzo!

Commenti

Post popolari in questo blog

  BUON COMPLEANNO, URSULA! L’immagine di lei, che esce dall’acqua in bikini bianco, raccogliendo conchiglie e canticchiando una canzone, mentre Sean Connery, polo azzurra e pantaloni carta da zucchero, la guarda estasiato, è diventata leggenda. Perché Licenza di uccidere , 1962, debutto sul grande schermo di 007, l’agente segreto più famoso del mondo, non sarebbe stato lo stesso senza Ursula Andress. Elvetica, statuaria, seducente e ingenua allo stesso tempo nello sguardo, la Andress è stata anche coraggiosa e piena di iniziativa. Dal Canton Svizzero a Parigi, per studiare arte, fino a Roma, la città che ha sempre amato. Dalle passerelle della moda alle copertine di Playboy . Dagli amori tormentati (anche col “giovane bruciato” James Dean) ai grandi ruoli sul grande schermo. Dall’esordio con Steno in Un americano a Roma , accanto ad Alberto Sordi, a Elio Petri che la affiancò a Marcello Mastroianni n e La decima vittima , fino alle produzioni internazionali tra Elvis Presley, ...
LILIANA RIMINI, LA MERAVIGLIA DI UN SOGNO « Non sembra ma ho tanti, tanti anni e tante esperienze […] di coraggio e di forza ». Non sembra, per davvero, osservandola nella sua figura minuta, nel suo sguardo limpido, da anziana rimasta bambina nell’animo, con la capacità di “filosofare”, come avrebbe detto Aristotele, ovvero di guardare il mondo con gli occhi della meraviglia. Liliana Rimini, classe 1929, milanese doc, esuberante ed elegante in un tailleur bianco e nero sembrava una ragazzina nel paese dei balocchi martedì mattina, quando all’Ospedale Antonio Cardarell i di Napoli, frutto dell’estro, della passione e dell’impegno del suo papà, l’architetto Alessandro Rimini, ha visto prendere forma quel sogno custodito per anni in un cassetto e ormai quasi assuefattosi alla polvere del tempo e del rimpianto mai svanito.  Liliana Rimini. Il suo papà, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, soprintendente ai monumenti di Trieste e Venezia Giulia, uno degli architetti più br...
  CIAO, PINO! Una voce roca e profonda. Un’anima gentile. Un uomo affascinante. La sintesi perfetta della sua grandezza sta tutta in questi dettagli. Pino Colizzi e ra uno dei migliori doppiatori che il cinema italiano abbia mai avuto. Le sue “corde” ci hanno regalato attimi di profonda emozione, modellandosi al corpo a cui erano destinate, all’incisività del ruolo da interpretare.  Che fosse Christopher Reeve in Superman , che fosse il Gesù (Robert Powell) del kolossal di Zeffirelli, che fossero Alain Delon o Michael Douglas, la sua voce coglieva ogni sfumatura possibile. Classe 1937, romano di nascita - cresciuto tra Paola, in Calabria, e Bari, dove mosse i primi passi in palcoscenico -, diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico , Colizzi ha lavorato con i più grandi registi: da Bolognini a Zeffirelli, da Visconti a Patroni Griffi, passando dal cinema al teatro. Il suo volto, tuttavia, è legato soprattutto alle grandi interpretazioni televisive, da Tom Jones...