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 ADDIO, EUGENIO! 


“Non ci sono alternative alla vita e dunque il suo senso altro non è che viverla.”. E lui l'ha vissuta, intensamente. Anzi, forse le ha vissute. Perché dire che Eugenio Scalfari abbia avuto una sola esistenza sarebbe errato. Di sicuro iniziò a Civitavecchia, sul litorale romano, il 6 aprile 1924, ma fu talmente appassionata, complessa e piena di interrogativi da apparire difficilmente unitaria. 



Fascista prima, antifascista poi, monarchico (votò per il re al referendum del '46), liberale, socialista.  Compagno di banco di Calvino. Pioniere del giornalismo economico, ideatore del primo settimanale di inchieste giornalistiche, "l'Espresso", e fondatore, nel 1976, di uno dei più importanti quotidiani nazionali, "La Repubblica", forgiato sulla sua anima e sui suoi ideali. Ideali laici, ideali di giustizia, socialità, libertà. Ideali filosofici raccolti in romanzi, saggi e poesie con cui spese il suo tempo fin dagli anni '90, dopo aver abbandonato la direzione del "suo" giornale. Quella vita, vissuta con e per il giornalismo, assunse negli ultimi tempi la forma di una ricerca. La ricerca di risposte ai Grandi Interrogativi che hanno portato lui, laico e non credente, a cercare un dialogo con Papa Francesco. Domande sull'esistenza, sull'amore, un sentimento centrale nella sua vita. Un sentimento per anni diviso tra la moglie Simonetta (morta nel 2006) e la compagna Serena. Ma anche la morte, l'altro polo dell'amore, è sempre stata "presente" nella sua vita. Una volta scrisse che l'unica innocenza possibile fosse quella che ti fa scordare la "terribilità della morte", aggiungendo però che "anch'essa è un atto della vita". E così, prendendone atto, Eugenio Scalfari, a meno di due anni dal secolo, ha accettato l'arrivo della "grande falce" con serenità e con fiducia, da vero saggio. E la sua pregevole "penna", sempre pungente, sempre precisa, ha saputo anche vergare parole di una profondità straordinaria, propria di un animo di attento analizzatore del reale che andava oltre il giornalista. Scrisse infatti "la saggezza vera dell'uomo consiste nell'accettare le cose come sono e quanto al resto andargli incontro con fiducia". Addio, Eugenio!

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