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 FELICE CHIUSANO, IL VOLTO COMICO DEI "CETRA"


"Il bello, il calvo, l'occhialuto". Sembrerebbe quasi un western all'italiana e in effetti qualche somiglianza c'è. Perché se il bello, il calvo e l'occhialuto sono rispettivamente Tata Giacobetti, Felice Chiusano e Virgilio Savona e ad essi si aggiunge la melodiosa "cantante da saloon" Lucia Mannucci, ecco che il Quartetto Cetra diventa una vera e propria "gang" del Far West. Una parodia, come le tantissime proposte dal gruppo musicale "condito" in salsa swing in quarant'anni di carriera: dalla radio al teatro, dalla televisione al cinema. Ma oltre alle soavi voci, oltre a melodie orecchiabili e sinfonie di note magistralmente emesse, il tocco di classe dei "Cetra" era un altro: l'ironia. E la parte spiritosa, quella di chi non si prende mai troppo sul serio, di chi scherza su se stesso spettava a Felice Chiusano. Il penultimo membro di quel gruppo nato dal Quartetto Egie, fondato da Tata Giacobetti, e trasformato in Cetra dopo l'arrivo di Savona, nel 1940, seguito da Lucia Mannucci, sua moglie, nel 1947.





Nato a Fondi, in provincia di Latina, un secolo fa, il 28 marzo 1922, Felice Chiusano amava molto la musica e il canto. I suoi genitori volevano farne un prete. Ma, mandato in seminario in Umbria, venne ben presto cacciato poiché si accorsero che non aveva per niente la vocazione. In realtà, una vocazione l'aveva: il canto. Nel suo paese si dilettava nelle serenate su commissione. Giunto ancora giovanissimo a Roma, iniziò ad esibirsi nei locali cantando e accompagnandosi con la chitarra. La sera suonava, di giorno invece lavorava come impiegato alla Lux Perpetua, una ditta che forniva lampade votive ai cimiteri. L'occasione per lui arrivò con una audizione all'EIAR. Venne assunto come cantante per le orchestre radiofoniche, fino all'incontro con Mario Riva che lo "segnalò" a quel gruppo emergente, quello così swing e "proibito" secondo le leggi fasciste. 


I "Cetra". Da sinistra, Felice Chiusano, Lucia Mannucci, Virgilio Savona e Tata Giacobetti.


Da quel momento, Felice Chiusano divenne per tutti "il calvo", il più simpatico, il più ironico. Virgilio Savona, "quello con gli occhiali", era il musicista, il compositore, nonché marito dell' "usignolo" Lucia, mentre Tata Giacobetti ,"il bello", era quello affascinante e carismatico oltre che autore dei testi. Chiusano rappresentava il perfetto anello di congiunzione tra la melodia da cantante confidenziale di Giacobetti, le preziose "corde" della Mannucci e il ritmo di Savona. "Un bacio a mezzanotte", "Aveva un bavero", "Musetto", "Nella vecchia fattoria", "Donna", sono solo alcuni dei più grandi successi dei Cetra: melodie graziose, dove lo swing e il jazz si mescolano allo spirito ironico che Chiusano, col suo volto rotondo dalla fronte spaziosa, contribuiva ad accentuare. Un ruolo, questo, rimarcato soprattutto nelle loro esibizioni comico-musicali in teatro e televisione. 


                  
                                                       Il Quartetto Cetra in "Musetto" (1959).


Dalla rivista con Garinei & Giovannini, alla fenomenale "Biblioteca di Studio Uno", dove reinterpretavano in chiave ironica classici delle letteratura come "L'Odissea" e "I tre moschettieri", in cui Chiusano interpretava rispettivamente Ulisse e Athos. Un esperimento ripetuto anche più di vent'anni dopo, prima sulla rete privata lombarda Antenna 3, poi di nuovo in Rai nel varietà "Al Paradise", in cui proposero una divertente parodia de "I promessi sposi" (dove Chiusano era don Abbondio). Ma i tempi stavano cambiando e la loro musica, così goliardica e scanzonata non aveva più lo stesso "appeal". Tuttavia, fu ben altro a fermare la "gang". 


Felice Chiusano (a destra) con Enzo Turco ne "L'Odissea" ("Biblioteca di Studio Uno", 1964).


Fu la morte di Tata Giacobetti, nel 1988, a decretare la fine dei Cetra, convinti nel non voler andare avanti senza di lui. Rimasero in tre, ma solo per poco. Infatti, il 3 febbraio 1990 scomparve improvvisamente anche Felice Chiusano, portato via da un tumore al fegato. Era davvero la fine. Gli ultimi custodi della loro tradizione, Virgilio Savona e Lucia Mannucci, sopravvissero ancora una trentina d'anni, ma quell'era, quella della "gang", si era ormai conclusa. Perché il successo dei Cetra era proprio il loro "essere" Cetra. Quattro amici, quattro complici, quattro anime unite dalla musica e dalle proprie potenzialità. Fascino, melodia, carisma, comicità, a ciascuno il suo. Ed è giusto che anche Felice Chiusano, il volto comico dei Cetra, forse quello meno ricordato, si riprenda il proprio.



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