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 LUCIANO MARIN: IL VOLTO DI UN SOGNO


Giovane e bello, come tanti attori più o meno conosciuti del meraviglioso cinema del Dopoguerra. Luciano Marin aveva il volto del bravo ragazzo. Sorriso sincero, capello imbrillantinato "ad onda", sguardo furbo, fisico prestante, divenne uno dei più celebri protagonisti dei fotoromanzi, come "Sogno" e "Grand Hotel": quelle storielle strappalacrime che le adolescenti o le giovani lavoratrici acquistavano sognando ad occhi aperti. Perché Marin era quello che si sarebbe definito il "fidanzato ideale". 



A renderlo tale, però, non era soltanto la sua figura slanciata e distinta, ma anche la sua spontaneità recitativa. Sul grande schermo ci arrivò per caso, come molti altri attori della sua generazione (da Antonio Cifariello a Raf Mattioli, passando per i "poveri ma belli" Maurizio Arena e Renato Salvatori), scoperto da Pietro Germi che lo volle nel suo "L'uomo di paglia", nel 1958. 


In alto, Luciano Marin con Carla Gravina in "Primo amore" (1959) di Mario Camerini.
In basso, con Cathia Caro ne "I tartassati" (1959) di Steno.


Da lì, la carriera di Luciano Marin prese il volo, comparendo in numerose pellicole, passando dalla commedia brillante al film mitologico o avventuroso. Nel ruolo del ragazzo scavezzacollo ma sincero lo troviamo in film come "Primo amore" (1958) di Camerini, accanto a Carla Gravina, oppure ne "I tartassati" (1959) di Steno, accanto a Cathia Caro. Film esemplare del suo cliché: quello del giovane rubacuori finto spaccone, innamoratosi della figlia del maresciallo della tributaria Topponi/Fabrizi, colpevole di aver "osato" fare gli accertamenti fiscali al commerciante cavalier Pezzella/Totò. Ma con quest'ultimo recitò anche ne "La legge è legge" (1958) di Jacque e ne "Il comandante" (1963) di Paolo Heusch. Luciano Marin, tuttavia, entrò a far parte anche di una grande famiglia d'artisti, quella dei Carotenuto. Nel 1957, infatti, sposò Nennella Carotenuto, la figlia dell'indimenticabile Memmo, con cui Marin condivise anche il set ("Ragazzi della Marina" di De Robertis).


In alto, Luciano Marin con Totò ne "La legge è legge" (1958) di Christian Jacque.
In basso, con Geronimo Meynier (al centro) e Gabriele Antonini in "Ragazzi della Marina" (1958)  di Francesco De Robertis.



Tuttavia, nonostante il suo talento e la sua indubbia presenza scenica, come molti altri giovani attori dell'epoca, anche Luciano Marin vide ben presto sfumare la possibilità di un vero e proprio progresso artistico. A metà degli anni '60 decise così di abbandonare la carriera per intraprendere altre strade, scomparendo nell'anonimato. Lo stesso anonimato in cui è volato via, il 12 novembre 2019, come annunciato da suo figlio Daniele in un post su Facebook. Personalmente l'ho scoperto soltanto pochi mesi dopo, per caso e con dispiacere, perché avrei tanto voluto dargli un saluto qui sul mio blog. Ebbene, a novant'anni dalla sua nascita, non potevo non raccontare la storia di Luciano Marin: promessa del cinema nostrano e sogno di tante fanciulle.

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