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CIAO, RENATO!


 "'Stu Cazzaniga!", avrà esclamato o esclamerà il professor Bellavista/De Crescendo vedendoselo arrivare Lassù. Perché il dottor Cazzaniga, il capo del personale dell'Alfasud, al secolo Renato Scarpa, se n'è andato all'improvviso, senza neanche aspettare l'anno nuovo. Si sa, sono decisioni che non si prendono ma si accettano, ed è facile immaginare come l'abbia fatto lui: con rigore e serietà. Come quei personaggi, noti e meno noti, che Renato Scarpa ha portato sul grande schermo per decenni con professionalità, da buon milanese - era nato nel capoluogo meneghino il 14 settembre 1939 - trasferitosi a Roma per frequentare il Centro sperimentale di cinematografia.     

                                 


Alto, distinto, grassoccio, dal volto ingenuo e dalla voce calda e pastosa, Renato Scarpa è passato con disinvoltura dal teatro alla televisione, a cui si è dedicato negli ultimi anni, ma è stato il cinema a consacrarlo al successo. Esordì con i Fratelli Taviani in "Sotto il segno dello scorpione" (1969), ma lavorò con altri grandi registi come Marco Bellocchio, Giuliano Montaldo e Dario Argento. È stata però la commedia a consegnare Scarpa alla popolarità nazionale. 


In alto, Renato Scarpa con Carlo Verdone in "Un sacco bello" (1980).
In basso, con Massimo Troisi in "Ricomincio da tre" (1981).
      

Fu Sergio, il timido amico del bullo Enzo/Verdone trascinato in un assurdo viaggio in Polonia sotto il rovente sole di Ferragosto in "Un sacco bello" (1980). Fu ancora Robertino, il fanciullone pieno di complessi (o meglio una "intera orchestra") che Massimo Troisi tenta di salvare in "Ricomincio da tre" (1981). 


Renato Scarpa con Luciano De Crescenzo in "Così parlò Bellavista" (1984).


Ma fu straordinario - almeno secondo il mio parere - soprattutto nei panni del dottor Cazzaniga, colui che farà capire all'esimio professore di napoletanità De Crescenzo che si può essere "uomini d'amore" anche prestando fede alle regole di "civiltà", discorrendo amorevolmente nel "budello oscuro" di un ascensore, a pochi minuti dalla fine del film. Quel piccolo capolavoro che è stato ed è "Così parlò Bellavista". Ma Renato Scarpa tornò ancora a vestire quei panni ne "Il mistero di Bellavista" (1985), ancora diretto da De Crescenzo, che gli affidò ancora una parte in "32 dicembre"(1988): il ruolo di un padre deciso, in combutta con la moglie, a far interdire l'anziana madre ancora desiderosa di vita e di amore. Ruoli che sembravano cuciti addosso alla sua figura e al suo talento. Ruoli che da oggi saranno ancor più indimenticabili, dal momento che sono l'ultima cosa che ci resta di lui, della sua bravura e della sua umiltà. Ciao, Renato!

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