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ADIEU, JEAN-PAUL!


 Non era bello ma aveva fascino e carisma. Col suo volto dai lineamenti accentuati, il naso grosso, gli occhi furbi e il suo sorriso beffardo, Jean-Paul Belmondo ha dominato la scena cinematografica internazionale tra gli anni '60 e '70, divenendo tra i più grandi interpreti del cinema francese. Quel suo sorriso, scanzonato come i suoi personaggi, si è spento ieri ma rimarrà acceso nei cuori di chi lo ha amato e negli annali del cinema. La sua carriera iniziò negli anni '50. 



Figlio di uno scultore di origini italiane e di una pittrice francese, Belmondo nacque a Neuilly-sur-Seine, il 9 aprile 1933. Cominciò ad esibirsi in teatro dopo aver frequentato il Conservatorie nationale supérieur d'art dramatique, a Parigie un passato da sportivo. Il suo fisico atletico e prestante gli fu utile anni dopo, quando si ritrovò al cinema ad interpretate scapestrati, delinquenti e finti duri in pellicole comiche, drammatiche e poliziesche. Ma nel suo carnet si contano anche molte pellicole italiane impegnate, come "La ciociara" di De Sica e "La viaccia" di Bolognini. Ma fu un film francese, "Fino all'ultimo respiro" di Jean-Luc Godard, nel 1960, a consacrarlo al successo. Da lì, la sua carriera proseguì quasi senza sosta, in film più o meno noti, alcuni iconici, come "Borsalino" (1970) di Jacques Deray, uno dei tanti in cui divise la scena con "Faccia d'angelo" Alain Delon, suo grande amico. Una vita spericolata quella di Belmondo, sul set come nella vita, dove visse amori appassionati con grandi star del cinema, come Ursula Andress e Laura Antonelli.

D'altra parte, lo dicevamo, il suo fascino era irresistibile e lo rimase fino alla fine, nonostante gravi problemi di salute (un'ischemia lo colpì nel 2001) e gli inevitabili acciacchi della vecchiaia. Una vita piena di soddisfazioni, vissuta senza riserve. Una vita che certamente non dimenticheremo e che continuerà a vivere nelle sue interpretazioni e in quel sorriso che, dopotutto, finché ci sarà il ricordo non morirà mai. Adieu, Jean-Paul!

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