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 NIETTA ZOCCHI, LA FORTUNA DI ESSERE "RACCHIA"


 Il suo nome è stato per sempre associato a quello della contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare, nobildonna e azionista della Megaditta in cui lavorava l' "inferiore" Fantozzi ragionier Ugo/Villaggio nel secondo capitolo della saga sull'impiegato più sfigato d'Italia. Ma prima di quel film ("Il secondo tragico Fantozzi" di Salce), Nietta Zocchi aveva dato prova di sé in decine di pellicole, spesso di matrice comica, divenendo una delle caratteriste più quotate del cinema italiano.



Figlia di un baritono e nipote di uno scultore, Antonietta "Nietta" Zocchi respirò arte a pieni polmoni fin dall'infanzia, trascorsa a Firenze (anche se nacque a Rivoli, in provincia di Torino, il 10 luglio 1909). Si può dire, dunque, che il suo destino fosse segnato, tanto è vero che calcò i primi palcoscenici ancora bambina, in alcune filodrammatiche della città.


Da sinistra, Nietta Zocchi, Peppino De Filippo e Giorgio De Rege in"Casanova farebbe così" (1942), di Carlo Ludovico Bragaglia.


Nietta non era certo quello che si definirebbe una bella donna: con quella testa grande, dominata da un lungo naso, su un corpo lungo ed esile, riuscì a fare dei suoi difetti fisici la sua forza, unendoli ad una verve unica che diventerà un tratto caratteristico della sua lunga carriera.


Nietta Zocchi con Walter Chiari ne "La donna degli altri è sempre più bella" (1963) di Marino Girolami.


Nietta Zocchi infatti, fin dagli anni '30, iniziò ad affiancare al teatro - che non abbandonò mai, lavorando con artisti del calibro di Nino Besozzi, Laura Adani, Giorgio Albertazzi, Anna Proclemer, Tino Buazzelli, Rossella Falk, Romolo Valli - il cinema dove, nel Dopoguerra, diede gran prova di sé soprattutto nella neonata commedia di costume. Zitellone acide, vicine impiccione, madri asfissianti, suocere antipatiche e petulanti, trovarono nella Zocchi un'interprete perfetta, in grado di offrire caratterizzazioni misurate ed ironiche in film diretti da registi quali Marino Girolami, Giorgio Simonelli e Carlo Ludovico Bragaglia.


Da sinistra, Mario Carotenuto, Franca Valeri e Nietta Zocchi di "Mariti in pericolo" (1961) di Mauro Morassi.


Tra le sue tante interpretazioni, lodevole è quella di Camilla, la madre di Elena/Franca Valeri che riesce a liberare il genero Mario/Mario Carotenuto da un intricato pasticcio di "corna" e tradimenti nell'esilarante commedia di Mauro Morassi "Mariti in pericolo" (1961).


Da sinistra, Federico Collino, Nietta Zocchi e Sergio Tofano nella trasposizione televisiva di "Knock o Il trionfo della medicina" (1956).


Per quanto, tuttavia, sia stato il cinema a darle maggiori occasioni, la Zocchi partecipò anche a numerosi lavori radiofonici per la Rai, oltre che a trasposizioni televisive di celebri pièce e a diversi sceneggiati, come "Piccole donne" (1955), "David Copperfield" (1965) e le "Sorelle Materassi" (1972). Inoltre, nel 1971, partecipò anche al film tv "1943: Un incontro", per la serie "Tre donne", accanto ad Anna Magnani ed Enrico Maria Salerno.


Nietta Zocchi con Rossella Falk in "Così è (se vi pare)" (1974).


Ma, come dicevamo all'inizio, fu il ruolo della contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare a renderla immortale. Grazie a quel film, che la vide impegnata in una delle scene più esilaranti della saga fantozziana (il tragicomico varo della nave della Megaditta), Nietta Zocchi lasciò un segno indelebile nella storia del cinema, visto che fu anche la sua ultima pellicola. 


Nietta Zocchi con Paolo Villaggio ne "Il secondo tragico Fantozzi" (1976) di Luciano Salce.


Difatti, la sua carriera proseguì ancora, tra palcoscenico e set televisivo, ma furono comunque le sue ultime battute visto che scomparve appena qualche anno dopo, il 23 aprile 1981, all'età di settantadue anni.

Da grande cultore del cinema italiano, non potevo non ricordare Nietta Zocchi - a quarant'anni dalla sua morte -, questa indimenticabile caratterista italiana. Un'attrice di indubbio talento, di grande ironia che riuscì a fare del suo essere "racchia" la sua fortuna.





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