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 FANFULLA, IL "RE" DELL'AVANSPETTACOLO

 

Sono passati "solo" cinquant'anni dalla sua scomparsa, eppure Fanfulla, al tempo, era ancora sulle assi della ribalta del varietà, come capocomico. Quel teatro fatto di doppi sensi molto velati, vestiti sgargianti, ballerine dalle gambe lunghe e risate a crepapelle. Era uno dei pochissimi a portare ancora la gioia del teatro di varietà e della rivista, mondo vissuto da dentro fin dai primi vagiti.



Infatti Fanfulla - al secolo Luigi Visconti - era figlio della grande attrice  Mercedes Menolesi, in arte "Diavolina", e fin da giovanissimo - nacque a Roma il 26 febbraio 1913 - cominciò a calcare i primi palcoscenici dell'avanspettacolo in piccole compagnie di provincia. Nel Dopoguerra, invece, riuscì a costituire una propria compagnia di varietà con spettacoli celeberrimi come "E poi dicono che non c'è denaro" (1942) oppure "Il teatro della caricatura" (1944), lavorando al fianco di artisti come Anna Magnani, Alberto Sordi ed Andrea Checchi. Ma fu anche attivo nella rivista, con spettacoli appositamente creati per lui da "penne" come Mario Amendola e Ruggero Maccari.


Fanfulla in scena.

                                         

Nello stesso periodo cominciò a frequentare anche il grande schermo, dove il suo volto rotondo e la sua possente corporatura comparvero in parti più o meno di contorno in numerose pellicole, soprattutto di genere comico, lavorando al fianco di Totò, Peppino De Filippo, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, Walter Chiari, Aroldo Tieri e tanti altri. 


In alto, Fanfulla con Alberto Sordi ne "Il vigile" (1960) di Luigi Zampa.
In basso, con Ugo Tognazzi ne "I magnifici tre" (1961) di Giorgio Simonelli.





Tuttavia si trattava di piccolissime figurazioni, fatta eccezione per alcuni ruoli, in particolar modo il comico Vernacchio nel celeberrimo "Fellini Satyricon" (1969) diretto dal maestro riminese, che gli valse anche un Nastro d'argento. Ma come detto all'inizio, Fanfulla, col suo nome buffo quanto la sua verve, rimase fino alla fine una "maschera" del varietà: una specie ormai in via d'estinzione già alla fine degli anni '50.


Fanfulla in "Fellini Satyricon" (1969) di Federico Fellini.


E quel 5 gennaio 1971, quando fu colto da infarto in un albergo a Bologna, doveva proprio intraprendere una piccola tournée teatrale nei dintorni del capoluogo. Purtroppo, però, il destino non volle che ciò accadesse, e Fanfulla, con il suo sguardo sornione e ammiccante, le giacche scintillanti di lustrini e il cappello a cilindro sul capo, se ne volò via così, all'improvviso, portandosi dietro quel mondo dell'avanspettacolo e del varietà di cui, senza dubbio, fu tra i più grandi "Re".


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