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 LIA ZOPPELLI, IMMENSA ANTIDIVA


Raffinata, misurata, elegante. Una vera signora. Forse si potrebbe chiudere anche qui. Non credo serva aggiungere molto altro se si parla di Lia Zoppelli: un'artista eccezionale, oggi forse caduta nel dimenticatoio come un bellissimo costume da scena abbandonato dietro le quinte di un vecchio teatro, su cui il sipario è ormai calato da decenni. Dopotutto, quando la Zoppelli se ne andò, nel gennaio del 1988, la profonda crisi che lo spettacolo italiano stava attraversando era ormai nel pieno del suo evolversi, portando nel giro di pochi anni ad una decadenza dell'arte da palcoscenico. E forse, la sua scomparsa ne era una pallida spiegazione. Perché Lia Zoppelli, oltre che validissima interprete al cinema ed in televisione, era prima di tutto una teatrante. 



Recitare era il suo sogno di bambina. Un sogno coltivato a lungo fino a quando, a diciotto anni, debuttò nella sua Milano - dove nacque il 16 ottobre 1920 -  in compagnia con Evi Maltagliati e Carlo Ninchi. Bella, bionda, brillante, si fece notare immediatamente per le sue doti artistiche così versatili, che le permisero di intraprendere una carriera illustre attraversando tutte le forme di spettacolo possibile, sia prima che dopo la fine della Seconda guerra mondiale - che la vide arruolata volontaria nel Servizio ausiliario femminile della Repubblica di Salò, dopo l'8 settembre. Recitò con Ruggero Ruggeri (con cui debuttò in "Inventiamo l'amore"), Memo Benassi, Tino Carraro, Luchino Visconti, per poi avviare un lungo sodalizio, al "Piccolo" di Milano, con Giorgio Strehler , che la diresse in pièce come "Piccoli borghesi" di Maksim Gor'kij, "Le notti dell'ira" di Salacrou e "Arlecchino servitore di due padroni" di Carlo Goldoni. Ma, come detto, Lia Zoppelli era un'attrice in grado di passare con disinvoltura da ruoli drammatici a comici. 


                                                     Da sinistra, Ernesto Calindri, Lia Zoppelli e Franco Volpi a teatro in "Affari di Stato" di Verneuil.


Infatti, longevo fu il successo della sua compagnia di teatro "brillante", fondata nel 1950 insieme a Ernesto Calindri, Franco Volpi e Valeria Valeri. Fu, inoltre, apprezzatissima anche nella rivista musicale, ad esempio accanto a Carlo Dapporto in "Giove in doppiopetto" di Garinei & Giovannini. La sua verve comica, però, è soprattutto legata al cinema, dove iniziò ad apparire fin dagli albori della sua carriera, raggiungendo il successo soltanto alla fine degli anni '50, diretta da registi del calibro di Camillo Mastrocinque, Mario Mattòli, Luigi Zampa e Sergio Corbucci. 



        Lia Zoppelli con Estella Blain in "Totòtruffa'62" (1961) di Camillo Mastrocinque.


Tra i ruoli iconici, alcuni accanto a Totò: ad esempio in "Tototruffa '62", in cui interpreta l'integerrima direttrice del Collegio Lausanne, lusingata dal finto diplomatico Antonio Peluffo che fa di tutto pur di evitare la cacciata della ribelle figlia dall'istituto.



In alto, Lia Zoppelli con Totò in "Chi si ferma è perduto" (1960) di Sergio Corbucci.
In basso, con Vittorio De Sica ne "Il vigile" (1960) di Luigi Zampa.


 Oppure ancora Giulia, la sorella del commendator Pasquetti (Mario Castellani), che l'impiegato Antonio Guardalavecchia tenta di sedurre pur di avere una promozione (memorabile la parodia in versi di "Romeo e Giulietta", con tanto di scena del balcone) in "Chi si ferma è perduto". Ma la Zoppelli fu anche Teresa, la moglie del sindaco (Vittorio De Sica), che scopre i tradimenti del marito grazie alla multa dell'integerrimo vigile Otello Celletti (Alberto Sordi) ne "Il vigile". Tuttavia, grande celebrità diede a Lia Zoppelli la televisione, dove oltre a prendere parte a noti programmi e sceneggiati, fu protagonista di una fortunata serie di "Carosello" per l'azienda dolciaria Alemagna: lo slogan "Ullallà è una cuccagna!", pronunciato all'unisono accanto al suo partner, l'indimenticato Enrico Viarisio, fu un vero tormentone della neonata Tv degli anni '50/'60.


                                                                                            Lia Zoppelli con Enrico Viarisio in uno dei celeberrimi "Carosello" Alemagna.


Ma si sa, il primo amore non si scorda mai, e per Lia Zoppelli la passione più forte fu sempre il teatro. Infatti, negli ultimi anni della sua carriera, accanto a sporadiche partecipazioni al cinema (tra le ultime, "Il conte Tacchia" (1982) di  Sergio Corbucci, accanto a Montesano e Panelli), Lia Zoppelli ritornò sul palcoscenico. Un ritorno un po' amareggiato, vivendo sulla propria pelle il presentimento di un decadimento che, di lì a poco, avrebbe colpito il suo "regno". "Lontana dal palcoscenico mi sento inutile", amava ripetere come tutti i "grandi". E con l'umiltà che la contraddistinse sempre, da pura antidiva dello spettacolo, non appena capì - a causa di una lunga malattia - che il suo tempo era ormai agli sgoccioli, se ne andò quasi in silenzio, il 2 gennaio 1988, consapevole di aver dato tutto ciò che poteva ad un mondo che, ancora oggi, le deve tanto. 

E con la medesima ammirazione, da cultore dello spettacolo del secolo scorso, a cento anni esatti dalla sua nascita, ho voluto rispolverare la vita e la carriera di questa immensa interprete dell'Arte italiana, nella speranza di rinnovarne il ricordo.

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