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 EMILIO CIGOLI, IL "RE" DEI DOPPIATORI


"Il Cigoli", si potrebbe anche definirlo così, proprio come il suo antenato - Ludovico Cardi, detto "Il Cigoli", famoso pittore del Rinascimento -, vista "l'unicità" della sua bravura nel doppiaggio. Dopotutto, mettere davanti alla definizione di doppiatore l'articolo determinativo è un dovere se si tratta di Emilio Cigoli. Una di quelle "voci" impossibili da dimenticare: sentite e risentite nelle più grandi pellicole del secolo scorso. 




Il suo timbro caldo, virile ha fatto "parlare" i più grandi divi del cinema mondiale. Ma la sua carriera - come ogni doppiatore che si rispetti - iniziò come attore, in teatro. Si può dire, infatti, che Emilio Cardi Cigoli - per l'anagrafe -, nato a Livorno il 18 novembre 1909, sia cresciuto sul palcoscenico. I suoi genitori, Carlo e Giovanna Benfenati (in arte Cigoli), erano entrambi attori, e fin da giovanissimo il piccolo Emilio li seguiva nelle loro tournée teatrali. A diciott'anni, quasi per obbligo ai suoi natali artistici, debuttò sul palcoscenico nella compagnia di Alfredo De Sanctis, avviandosi ad una discreta ed apprezzata carriera che si interruppe soltanto alla fine degli anni '30, quando approdò al doppiaggio. Infatti, nonostante indubbie doti fisiche e recitative - alto, distinto, con quello sguardo limpido ed espressivo - Cigoli non riuscì a trovare grandi possibilità come attore, specialmente al cinema, ambiente in cui comunque non sfuggirono le sue qualità, soprattutto vocali. 


Emilio Cigoli con Luciano De Ambrosis ne "I bambini ci guardano".

                                                                      


Molti i film a cui prese parte, ma soltanto pochi quelli degni di nota. Sicuramente celeberrima la sua interpretazione ne "I bambini ci guardano" (1944) di Vittorio De Sica (che lo rivolle anche in "Sciuscià", tre anni dopo), nel ruolo del marito che, stanco dei tradimenti della moglie, si suicida non curante del dolore che avrebbe provocato al figlio. Ma memorabile anche il ruolo del vedovo con figlia a carico a cui la nuova compagna - una donna poco materna e amorevole -  chiede di affidare la bambina ad un campo estivo in "Domenica d'agosto" (1950) di Luciano Emmer.

Tuttavia, a fare la differenza anche nelle sue pellicole fu soprattutto la voce: pastosa e baritonale. Dopo aver iniziato a lavorare all'EIAR nella prosa radiofonica, Cigoli fece il suo ingresso nel mondo del doppiaggio. Per anni fu una "colonna" della storica C.D.C. (Cooperativa Doppiatori Cinematografici) poi passò alla S.A.S. (Società Attori Sincronizzatori). 


 Alcuni tra i divi a cui Cigoli prestò la propria voce. Da sinistra, John Wayne, Gregory Peck, Burt Lancaster e Jean Gabin.

                                                         


Tutti i divi di Hollywood, per noi pubblico italiano, avevano la sua voce: da John Wayne a Gregory Peck, da Burt Lancaster a Gary Cooper. Ma doppiò anche Jean Gabin, Clark Gable ("Via col vento") e Marlon Brando ("Giulio Cesare"), oltre a numerosi attori italiani - spesso ridoppiati - come Massimo Serato e Raf Vallone. Attori bellissimi con un "anima" ancor più bella, avvolgente e ben calzante sul personaggio, in grado di dare ogni volta la giusta caratterizzazione. Ma Emilio Cigoli, va detto, aveva un volto e un portamento degni della sua voce. 


       Due celebri doppiaggi di Cigoli. A sinistra, Marlon Brando in "Giulio Cesare", a destra, Clark Gable in "Via col vento".


                                                             

E difatti, negli anni '70, venne riscoperto a livello televisivo, partecipando a numerosi sceneggiati, come "Malombra" di Raffaele Meloni e "Dimenticare Elisa" di Salvatore Nocita. Tuttavia, ciò che lo consegnò alla storia fu la sua voce. La stessa che, per molti anni, commentò la Via Crucis del Papa, nel Venerdì Santo. Una voce "divina", adatta all'occasione. Una voce che, dopotutto, non smise mai di "far parlare" fino a pochi mesi prima della sua scomparsa, avvenuta il 7 novembre 1980, dopo una breve malattia.


      Emilio Cigoli in "Malombra".

                                                                                                                                   


Oggi, a quarant'anni dalla sua morte, probabilmente, del suo volto sono in pochissimi a ricordarsi, ma non della sua voce. Perché per quanto l'Italia sia sempre stata l'eccellenza nel campo, potendo contare su nomi come Giulio Panicali, Gualtiero De Angelis, Giuseppe Rinaldi, Pino Locchi, Cesare Barbetti e Ferruccio Amendola (solo per citarne alcuni), il timbro più "grande" e limpido resta quello del "Cigoli": indiscusso "re" del doppiaggio italiano.

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