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LETTERA A LUCIANO DE CRESCENZO


 È già passato un anno ma ancora non mi sembra vero. Ogni tanto ci penso, Luciano. Mi chiedo, è mai possibile che tu non ci sia più? Eppure sono dodici mesi che la tua vita sta "proseguendo" altrove. Nel frattempo, il mondo è andato avanti, "la notte insegue sempre il giorno", come cantava Jimmy Fontana, la lotta tra "il bene" e "il male" prosegue incessante e a complicare le cose ci si è messo anche il Coronavirus. Chissà tu come avresti affrontato questa situazione? Sicuramente con raffinato humor e  "filosofia". Sono comunque certo che da Lassù hai seguito tutto. Mi piace immaginarti così, assiso su una nuvola, con indosso una tunica bianca o azzurra (come quando vestivi i panni del Padreterno ne "Il pap'occhio" di Renzo Arbore), ad intavolare discussioni con Riccardo Pazzaglia o magari con Totò ed Eduardo, che nel loro lavoro di "pensiero" ne hanno prodotto tanto. Proprio come te, che da buon "appassionato di filosofia", come amavi definirti, hai fatto più cultura di tanti Accademici - col massimo rispetto per questi ultimi.




Se dicessi che mi manchi, però, forse sarebbe una bugia. Perché per me, Luciano mio, non te ne sei mai andato davvero. Avverto la tua presenza costantemente. Vivo circondato dai tuoi libri, rivedo i tuoi film, scrivo e in quel che scrivo c'è sempre una parte di te, studio e in quel che studio - essendo filosofia - trovo sempre qualcosa che mi riporti a te. D'altra parte credo che anche nel tuo caso si potrebbe parlare di "trasmigrazione dell'anima", come diceva qualcuno. Mentre il tuo corpo riposa beato, affacciato sulla Costiera amalfitana, a Furore, la tua "anima", invece, è trasmigrata, ma non in un altro corpo, bensì in ogni luogo.
Aleggia nell'aria, senza sosta, raggiungendo tutti coloro che l'hanno amata e continuano a farlo ancora oggi, proprio come il sottoscritto per cui, dopotutto, sei quasi uno di famiglia.
Ci siamo "visti" una volta sola, come ho anche raccontato qui tempo fa, senza neanche presentarci ma, da pseudo scrittore, so per certo che chi scrive, voglia o non voglia, mette nero su bianco la parte più autentica di se stesso, e tu l'hai sempre fatto in tutti i tuoi libri. Proprio per questo, Luciano, ritengo di conoscerti molto bene, e la mia visione di molte cose - dalla vita alla morte, dalla felicità all'amore - ha molti punti in comune con la tua. Anzi, molte di queste cose, già presenti dentro di me, le ho scoperte proprio grazie al tuo aiuto. Sei stato per me una sorta di Socrate, che con l'ausilio della maieutica era in grado di rendere le persone consapevoli delle "verità" già in loro possesso. Non mi dilungo oltre, per non tediare i miei lettori e neanche te che, sono certo, sarai alle prese con i festeggiamenti del primo anniversario della tua "Nuova Vita": prima ingegnere, poi scrittore, infine filosofo celeste? Spero vivamente che sia così, perché senza dubbio non ti annoierai - ammesso che lì poi, considerando le grandi "menti" che ci stanno, tra attori, registi, giornalisti, scrittori e filosofi, ci si possa annoiare. Non mi resta che augurarti una buona permanenza, con la certezza che la tua "consulenza" non mi mancherà mai. E, proprio come facesti tu anni fa, accomiatandomi dopo avermi firmato una copia del tuo libro, ti saluto anch'io col gesto della mano, seppur virtuale. Statt' buono Lucia', e a presto risentirci!


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