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CONSTANCE DOWLING: L'ULTIMA "MUSA"


 Per Cesare Pavese era "la vita e il nulla", un "vizio assurdo", lo "sguardo" della morte. Per il cinema, invece, una delle tante attrici che - sebbene talentuose - non riuscirono ad affermarsi. Quando il poeta piemontese e Constance Dowling si conobbero era il 1949.




 Lei si trovava in Italia con la sorella Doris, anche lei attrice, da poco divenuta popolare per la sua partecipazione da coprotagonista con Silvana Mangano in "Riso amaro" di De Santis.
Anche "Connie" - reduce da una mediocre esperienza ad Hollywood - riuscì a farsi strada nel cinema italiano, pur non raggiungendo la visibilità della sorella.
 Non appena Pavese la vide - bella, dolce, avvenente - se ne innamorò perdutamente, ma probabilmente per lei non era la stessa cosa. Constance fu per il poeta l'ennesima batosta: il colpo di grazia al suo "male di vivere" che lo portò a togliersi la vita non molto tempo dopo. Ma per l'attrice, dopotutto, era in serbo lo stesso destino. Rientrata in America poco dopo la morte dello scrittore, concluse la sua esistenza prematuramente, a soli quarantanove anni, forse anch'ella suicida.
Sembrerebbe quasi un "segno". Sicuramente Constance Dowling rimane, più che una delle tante attrici poco fortunate, l'ultima musa della poesia italiana, visto che proprio a lei - fonte di una passione travolgente e mai appagata - Cesare Pavese dedicò alcune delle sue pagine più belle, come "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", a cui ho fatto riferimento all'inizio. Ebbene oggi, a cent'anni dalla sua nascita, voglio ricordare Connie proprio come "l'ultima speranza" di uno dei più grandi autori del Novecento, riproponendo questo articolo a lei dedicato qualche mese fa, in occasione dell'anniversario della sua scomparsa.

L'articolo è fruibile al seguente link:
https://ilrestodelmarino.blogspot.com/2019/10/connie-dowling-il-vizio-assurdo-di.html

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