Passa ai contenuti principali
GIORGIO BASSANI: "ARTISTA" DELLA CULTURA ITALIANA

 Non so se può essere definito un artista. Eppure, Giorgio Bassani  ha saputo affrontare tutti gli ambiti artistici possibili: dalla letteratura alla storia, dal cinema all'arte, monumentale e paesaggistica.
 Attraverso romanzi e racconti, film da lui sceneggiati o comunque "ispirati", e attraverso l'istituzione di "Italia Nostra" - associazione che da oltre mezzo secolo si occupa della salvaguarda di beni artistici, paesaggistici e naturali e di cui fu anche presidente, dal 1965 al 1980 -. Bassani rimane una delle figure artistico-letterarie più in vista nella storia del '900.




Come ogni autore che si rispetti, al centro della sua carriera c'è la sua vita: la casa di Ferrara, in via Cisterna del Follo, appartenente alla sua famiglia, di estrazione borghese e di religione ebraica - anche se lui nacque a Bologna, il 4 marzo 1916. Dopo aver atteso agli studi classici, si laureò in Lettere all'Università di Bologna nel 1939, facendo per anni il pendolare - cosa che lo ispirerà molto nella sua produzione. In quegli anni, Giorgio Bassani - soprattutto a seguito della promulgazioni delle leggi razziali - fu tra i più ferventi antifascisti, finendo con l'essere arrestato con la doppia accusa di essere partigiano ed ebreo. Liberato, dopo alcuni mesi, sposò Valeria Sinigallia e lasciò clandestinamente Ferrara, trasferendosi prima a Firenze, poi a Roma, dove trascorrerà il resto della sua vita.
La sua carriera letteraria cominciò già durante la guerra, con la pubblicazione, nel 1940, di "Una città di pianura" (con lo pseudonimo di Giacomo Marchi). Ma il vero successo arrivò nel 1956 grazie alla raccolta "Cinque storie ferraresi", vincitrice del Premio Strega nello stesso anno.



Gino Cervi e Enrico Maria Salerno nel film "Una lunga notte del '43" (1960) , tratto dalla raccolta "Cinque racconti ferraresi" di Giorgio Bassani.





Da uno di questi racconti - rimaneggiati più volte e poi confluiti nell'opera "Il romanzo di Ferrara" nel 1980 -, "Una notte del '43", nel 1960 venne tratto il film "La lunga notte del '43", diretto da Florestano Vancini e magistralmente interpretato da Belinda Lee, Enrico Maria Salerno, Gabriele Ferzetti e Gino Cervi.
Ma non fu la sola opera di Bassani ad essere trasposta al cinema. Infatti, uno dei più celebri romanzi di Bassani, "Il giardino dei Finzi-Contini" (strettamente legato alla sua vicenda personale), vincitore del Premio Viareggio nel 1962, venne portato sul grande schermo da Vittorio De Sica nel 1970, con un cast composto da Romolo Valli, Lino Capolicchio e Dominique Sanda - anche se alla fine Bassani si tirò fuori dal progetto in quanto, a suo avviso, aveva perso la sua originaria struttura.



Lino Capolicchio e Romolo Valli in "Il giardino dei Finzi-Contini" (1970), trasposizione cinematografica dell'omonimo libro di Bassani (Premio Viareggio nel 1962).


E come non citare anche "Gli occhiali d'oro" di Giuliano Montaldo, del 1987 - tratto dall'omonimo romanzo del 1958. Ma Bassani stesso collaborò alla sceneggiatura di numerosi film, come "La provinciale" di Mario Soldati e "La romana" di Luigi Zampa. Inoltre - sebbene non vi abbia preso parte direttamente -, lo scrittore può essere considerato "complice" nella realizzazione di un gran capolavoro di Luchino Visconti, "Il Gattopardo", visto e considerato che fu proprio Bassani a riscoprire e pubblicare, come direttore della Feltrinelli, lo storico romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel 1958. Accanto al cinema e alla letteratura, come già detto, Giorgio Bassani fu anche in prima linea nella salvaguardia dei beni artistici e culturali italiani, fondando nel 1955 l'associazione "Italia Nostra", ancora oggi in piena attività.
La conclusione della sua vita, però, non fu delle più piacevoli. Trascorse gli ultimi dieci anni della sua vita curando i propri acciacchi, accudito dalla sua compagna Portia Prebys, fino ad andarsene esattamente vent'anni fa, il 13 aprile 2000, all'ospedale San Camillo di Roma, dove era stato ricoverato per l'aggravarsi delle sue condizioni.
Ancora oggi, però, Giorgio Bassani è vivo nella memoria culturale italiana per la sua notevole opera letteraria, per il suo contributo al cinema ed anche alla salvaguardia dell'arte. Ed è per questo che mi sono permesso di definirlo un "artista" in quanto rimane, senza dubbio, uno dei più illustri narratori e divulgatori della cultura italiana in tutte le sue forme.


Commenti

Post popolari in questo blog

LILIANA RIMINI, LA MERAVIGLIA DI UN SOGNO « Non sembra ma ho tanti, tanti anni e tante esperienze […] di coraggio e di forza ». Non sembra, per davvero, osservandola nella sua figura minuta, nel suo sguardo limpido, da anziana rimasta bambina nell’animo, con la capacità di “filosofare”, come avrebbe detto Aristotele, ovvero di guardare il mondo con gli occhi della meraviglia. Liliana Rimini, classe 1929, milanese doc, esuberante ed elegante in un tailleur bianco e nero sembrava una ragazzina nel paese dei balocchi martedì mattina, quando all’Ospedale Antonio Cardarell i di Napoli, frutto dell’estro, della passione e dell’impegno del suo papà, l’architetto Alessandro Rimini, ha visto prendere forma quel sogno custodito per anni in un cassetto e ormai quasi assuefattosi alla polvere del tempo e del rimpianto mai svanito.  Liliana Rimini. Il suo papà, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, soprintendente ai monumenti di Trieste e Venezia Giulia, uno degli architetti più br...
  CIAO, PINO! Una voce roca e profonda. Un’anima gentile. Un uomo affascinante. La sintesi perfetta della sua grandezza sta tutta in questi dettagli. Pino Colizzi e ra uno dei migliori doppiatori che il cinema italiano abbia mai avuto. Le sue “corde” ci hanno regalato attimi di profonda emozione, modellandosi al corpo a cui erano destinate, all’incisività del ruolo da interpretare.  Che fosse Christopher Reeve in Superman , che fosse il Gesù (Robert Powell) del kolossal di Zeffirelli, che fossero Alain Delon o Michael Douglas, la sua voce coglieva ogni sfumatura possibile. Classe 1937, romano di nascita - cresciuto tra Paola, in Calabria, e Bari, dove mosse i primi passi in palcoscenico -, diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico , Colizzi ha lavorato con i più grandi registi: da Bolognini a Zeffirelli, da Visconti a Patroni Griffi, passando dal cinema al teatro. Il suo volto, tuttavia, è legato soprattutto alle grandi interpretazioni televisive, da Tom Jones...
  L’UMANITÀ NEGLI OCCHI DI CHERNOBYL Me li ricordo, i bambini di Chernobyl. Gli esuli di una catastrofe che distrusse villaggi, svuotò case, cambiò per sempre vite. Me li ricordo, quei bambini, perché ero bambino anche io. Dieci anni dopo quel disastro del 26 aprile 1986, quando uno dei reattori (il numero 4) dell’orgoglio sovietico, spauracchio atomico in una Guerra Fredda ormai in via di scongelamento, esplose incendiando i cieli socialisti ai confini con l’Europa, alcuni di quei bambini li conobbi.  Vennero nella mia città, coi loro capelli biondi, la loro spensieratezza che era anche la mia, ma una strana luce negli occhi che celava qualcosa dietro l’allegria ritrovata. Quell’esplosione nucleare, quel terremoto chimico che si aggiunse ai movimenti tellurici politico-socialisti tra perestrojka e “operazione trasparenza” ( glasnost ) sotto l’egida di Gorbaciov, aveva tolto loro il futuro. Quel futuro che meritano tutti i bambini del mondo. Chissà che fine hanno fatto...