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UNA "DOMENICA D'AGOSTO" DEL DOPOGUERRA

 Si stava meglio quando si stava peggio? La risposta a questa domanda è sì, se vogliamo dar retta all'atmosfera ingenua, povera ma ottimista che traspare dagli occhi dei protagonisti di una delle più belle - a mio avviso - pellicole del Dopoguerra: "Domenica d'agosto". Il film rappresenta l'opera prima di Luciano Emmer, indimenticabile regista italiano qui al suo
primo lungometraggio dopo numerosi documentari di successo. Inoltre, questo film rappresenta anche l'esordio alla produzione di Sergio Amidei, autore del soggetto e della sceneggiatura - quest'ultima realizzata in collaborazione con Emmer, Franco Brusati, Giulio Macchi e Cesare Zavattini.



                                                      Anna Baldini (Marcella) e Franco Interlenghi (Enrico).



Il racconto comincia in una calda domenica estiva - il 7 agosto per la precisione - a Roma, dove centinaia di persone, molte delle quali di estrazione popolare, partono per Ostia. Chi in bicicletta,
chi in auto, chi in motoretta e chi in treno, tutti si apprestano a trascorrere il giorno festivo in riva al mare. Ci sono Enrico (Franco Interlenghi) e Marcella (Anna Baldini), arrivati in spiaggia rispettivamente con amici e familiari. Ci sono Alberto (Emilio Cigoli), vedovo, e la sua compagna Ines (Pina Malgarini), che accompagnano la figlia di lui in una colonia. E poi c'è Luciana (Elvy Lissiak), ragazza di periferia, che si lascia portare al mare da un misterioso corteggiatore Roberto (Massimo Serato), dopo aver litigato per l'ennesima volta col suo fidanzato Renato (Mario Vitale).



                                                                      Emilio Cigoli (Alberto).

Quest'ultimo, invece, rimane in una Roma, torrida ed assolata, dove resta anche il giovane metropolitano Ercole (Marcello Mastroianni) alle prese con la sua fidanzata Rosetta (Anna Medici), una giovane cameriera minacciata di licenziamento perché rimasta incinta senza essere sposata.




                                               Elvy Lissiak (Luciana) e Massimo Serato (Roberto).


La narrazione vede l'avvicendarsi delle peripezie dei vari protagonisti: Enrico e Marcella si conoscono sulla spiaggia fingendo di essere figli di buona famiglia, si innamorano e, a fine giornata, rientrando in città si scoprono vicini di casa. Alberto, dopo aver conosciuto in spiaggia Adriana (Vera Carmi) - anche lei sola con una bambina in colonia -, capisce quanto sia importante per lui sua figlia a tal punto da lasciare la sua compagna e rientrare a Roma con la bambina. Luciana, invece, dopo aver scoperto le reali intenzioni del suo corteggiatore - che voleva solo sfruttarla per "concludere" un affare -, capisce di essere ancora innamorata di Renato, rientrando in città nel momento esatto in cui questi - lasciatosi coinvolgere in una rapina al mattatoio - viene prelevato dalla polizia.


                                                   


                                             Anna Baldini (Marcella) con Ave Ninchi (Fernanda).



Ercole e la sua Rosetta, infine, dopo aver girovagato per Roma alla ricerca di una sistemazione nuova per la giovane, in attesa delle carte del matrimonio, si ritrovano ancora nei guai quando lei viene definitivamente licenziata dopo aver causato un incendio nella casa in cui prestava servizio.



                                                    Anna Medici (Rosetta) e Marcello Mastroianni (Ercole).




All'interno della pellicola troviamo numerosi attori sconosciuti, come Anna Baldini e Anna Medici, ma anche grandi volti del cinema italiano come Emilio Cigoli, Massimo Serato e Ave Ninchi (che interpreta Fernanda, la madre di Marcella). Ma troviamo anche attori alle prime armi divenuti in seguito delle vere e proprie star, come Franco Interlenghi e Marcello Mastroianni (qui doppiato da Alberto Sordi).



                                                                  La locandina del film.


Come in tutte le pellicole del filone neorealista, anche in "Domenica d'agosto" possiamo ritrovare uno spaccato della società del tempo. Tale film, però, rientra nel cosiddetto filone "rosa", ovvero in quelle pellicole che, a differenza del neorealismo classico (De Sica, Rossellini, De Santis) non ricorrono al dramma.
Sul filo della commedia sentimentale degli anni successivi, Luciano Emmer mostra con gradevole realismo quella che era la situazione dell'Italia del tempo: un Paese distrutto dalla guerra ma volenteroso e deciso a riprendere in mano il suo destino. Povertà, miseria, problemi quotidiani non rappresentano nulla se non la "molla" per lanciarsi verso un futuro che si prospetta migliore.
A settant'anni dalla sua uscita nelle sale italiane - il 18 febbraio 1950 -, questo film si dimostra - a mio parere - uno degli "sguardi" più veri sul Dopoguerra, descritto con armonia e leggerezza, tra una "frittata di maccaroni" e un goffo "abbordo" a una ragazza sotto il cocente sole di una "Domenica d'agosto" all'insegna dei sogni più belli.

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