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TEX WILLER: LA LEGGENDA CHE INSEGNA

"Avevamo cinque anni, correvamo sui cavalli, io e lei, contro agli indiani, eravamo due cowboy...". Nel 1966, quando usciva questa canzone - "Bang Bang!" degli Equipe84 - tutti i bambini d'Italia giocavano ad indiani e cowboy. Quando giocare significava ancora stare all'aperto, col rischio di cadere e farsi male.
Si improvvisavano conflitti a fuoco, assalti alle diligenze, rapimenti, furti di bestiame. In quegli anni cominciavano ad uscire i cosiddetti "Spaghetti Western": film che raccontavano le leggende del "Far West" - che corrisponde a quei territori colonizzati dai bianchi a partire dal XIX secolo, e posti ad ovest del fiume Mississipi, negli Usa.
L'indiscusso maestro del "western all'italiana" è senza dubbio il regista Sergio Leone, che ha portato al successo internazionale un grande attore statunitense, Clint Eastwood, a partire dalla leggendaria pellicola "Per un pugno di dollari". Poco dopo sarebbero arrivati anche i western con Terence Hill e Bud Spencer, fino a quando, verso la fine degli anni '70, quel genere cinematografico cominciò via via a calare di popolarità, fino a scomparire.

Tex Willer.


Ma il primo vero esempio di "western all'italiana" - che dura ancora oggi - arriva dal mondo del fumetto, grazie a Gian Luigi Bonelli, che il 30 settembre 1948 fece uscire in edicola il primo albo che raccontava le avventure di Tex Willer.
Fino ad allora, il mondo del West era diventato noto in Italia grazie alla cinematografia hollywoodiana: i leggendari film con John Wayne e Gary Cooper.
Ed è proprio a quest'ultimo che lo storico disegnatore di Tex, Aurelio Galeppini, in arte "Galep", si ispirò per realizzare il volto del suo personaggio.
Dopo settant'anni, Tex Willer è ancora disponibile nelle librerie, nelle edicole - prodotto dalla "Sergio Bonelli Editore" -  e non dimostra affatto la propria età.
Nel tempo, il suo volto è spesso cambiato. A seconda dei disegnatori è apparso più simile a volte a John Wayne ma anche a Clint Eastwood.

Da sinistra: Gary Cooper, John Wayne e Clint Eastwood.
                              
Ma resta sempre lo stesso: un uomo alto, robusto, forte. Perennemente inguainato nei suoi jeans e nei suoi stivaloni, con l'indimenticabile camicia gialla e il fazzoletto nero annodato al collo.
 E, naturalmente, in sella al suo fedele cavallo, Dinamite, e con appresso le sue preziose Colt a sei colpi, sempre pronte all'uso
Sebbene possa sembrare strano, Tex Willer è forse - se lo paragoniamo ai "colleghi" in carne ed ossa del grande schermo - il primo vero esempio di cowboy positivo, in grado di dare tutto se stesso per l'altro. Coloro che, al tempo, portavano i calzoni corti, ed oggi, con qualche filo d'argento tra i capelli, rileggono con nostalgia le vecchie strisce di Tex, sanno benissimo che la soddisfazione di giocare ad indiani e cowboy era quella di vincere, sconfiggendo l'avversario, magari uccidendolo. Ebbene, sapranno senz'altro che Tex non è affatto così. Leggendo le sue avventure ci si accorge come Tex Willer sia sì un giustiziere solitario, un uomo che vive ai confini della Legge, ma con l'esplicito intento di farla rispettare. Quando Tex uccide - perché succede, ovviamente - non lo fa mai di proposito. È un uomo coraggioso, forte, ma usa la violenza soltanto se necessario o perché costretto. Non sopporta le ingiustizie e fa di tutto pur di difendere i più deboli.
I bambini - ma anche i grandi - che leggono le sue storie possono trovare in quelle vignette esaltazione di sentimenti quali l'amicizia (col fedele Kit Carson), il rispetto delle regole, la lealtà.
Gli indiani, considerati da tutti come i nemici da sconfiggere, sono invece i suoi amici, da lui difesi e rispettati. Tex, infatti, entrerà a far parte della tribù dei Navajo, sposando Lilith, la figlia del capo Navajo e facendosi chiamare "Aquila della Notte". Tex non fa distinzioni di sesso, colore della pelle o ceto sociale: lui aiuta chiunque lo necessiti.
Molti genitori - a buone ragioni - temono sempre un po' di concedere ai figli di guardare film o leggere libri e storie che raccontano di violenze, sparatorie o combattimenti.
Leggendo le avventure di Tex Willer, tutto questo assume un carattere diverso. Perché sì, c'è ricorso alla violenza e alle armi, ma sempre per scopi leciti.
Si apprende invece, giocando, come spesso l'astuzia, l'ingegno, valgano più della forza fisica. Insomma, un perfetto esempio di educazione civica fatta attraverso immagini.
E forse è proprio questo che permette a Tex Willer di resistere ancora oggi, quando ormai del West si parla poco o niente. Ma forse, non è tanto l'ambientazione in sé - i crepacci e le sconfinate praterie tra il Messico e l'Arizona - ad aver affascinato il pubblico, quanto i messaggi trasmessi: lealtà, giustizia ed altruismo. Ancora oggi "la leggenda del West" a fumetti ha molto da insegnare a tutti noi.

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