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IL MUSICARELLO: IL CINEMA A 45 GIRI

A cavallo tra gli anni '50 e gli anni '60 - quando ancora non esistevano internet e le "pagine ufficiali" sui social network - le case discografiche avevano trovato un modo davvero originale per pubblicizzare i brani dei propri cantanti di punta: i film musicali, noti a tutti come "musicarelli". Erano gli anni del Boom, della ripresa economica e del benessere, ma soprattutto erano gli anni in cui la società italiana subiva una radicale trasformazione, rivoltando completamente usi e i costumi.
 I giovani erano in pieno fermento, in lotta perenne con i "matusa", nome con cui definivano i propri genitori, giudicati antichi e troppo legati ad idee, concezioni e modi di vivere ormai superati.


Era l'epoca delle scorribande in Vespa, delle schitarrate in spiaggia davanti ad un falò, dei ragazzi in blue jeans e delle ragazze in minigonna. C’era aria di cambiamento, voglia di libertà.
E la libertà vera, questa voglia di evasione la si ritrovava nella musica, nelle parole dei giovani cantanti e cantautori destinati a segnare quel decennio e nei quali tutti si identificavano.
La televisione italiana era ormai nata da qualche anno, ma in video le esibizioni canore erano molto limitate. Oltre al "Festival di Sanremo", al "Cantagiro" - principali manifestazioni musicali del tempo - e a qualche ospitata in programmi serali, la musica aveva poco modo di esser conosciuta, se non tramite i juke-box ed i mangiadischi.


Nacque così la necessità di diffonderla in maniera ampia, favorendo la conoscenza del cantautore di turno, magari sfruttando un brano particolarmente noto: il famoso "lato A" dei 45 giri, il formato di disco in vinile più venduto.
Ma che cosa era effettivamente un musicarello? Si trattava nient’altro che di una commedia sentimentale in musica, in cui il protagonista era il cantante - oppure il complesso musicale (oggi diremmo gruppo) - che si voleva celebrare, accompagnato da un partner, femminile o maschile, a seconda che il protagonista fosse uomo o donna.


La storia d’amore tra i due protagonisti era il cuore del racconto ed intorno ai due innamorati ruotavano personaggi secondari, spesso attori e caratteristi molto conosciuti.
Ovviamente durante l’intera pellicola il cantante eseguiva diversi brani del proprio repertorio, e solitamente il film si concludeva con il brano più famoso, quello che dava il titolo allo stesso.
Sono stati tantissimi gli artisti dell’epoca ad aver usufruito di tale tecnica pubblicitaria per far ascoltare le proprie note: da Rita Pavone a Caterina Caselli, da Adriano Celentano a Dino, da Mina a Little Tony, da Mal dei "Primitives" ai "Rokes" di Shel Shapiro. Ma, senz’altro, i più noti e famosi restano Gianni Morandi ed Albano Carrisi  i quali, sul set dei musicarelli, oltre al successo hanno trovato anche l’amore.



Ed infatti, proprio tra un ciak e l’altro, Morandi ha conosciuto la futura moglie, Laura Efrikian, ed Albano la sua Romina. Da innamorati sul set ad innamorati nella vita.
I film “galeotti” furono : la trilogia "In ginocchio da te" , "Non son degno di te" e "Se non avessi più te" per il cantante di Monghidoro, mentre "Nel sole" e "L’oro del mondo" per il cantante pugliese.
Ma ad avere rinnovato successo in queste produzioni cine-musicali sono stati anche attori molto in voga al tempo. Tra i più noti : Nino Taranto (l’indimenticabile maresciallo Todisco padre della Efrikian nei primi due film di Morandi) insieme al fratello Carlo (che interpretava il suo attendente). Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Gino Bramieri, Raffaele Pisu, Stelvio Rosi, Paola Quattrini, Bice Valori, Dolores Palumbo,Walter Chiari, Memmo e Mario Carotenuto, Mario Riva.




Persino Totò, "il principe della risata", partecipa a questo filone di film. Ricordiamo "Toto yè yè" e "Rita, la figlia Americana", in cui interpreta il padre adottivo della protagonista, Rita Pavone.
Il successo di questo sottogenere cinematografico raggiunse l’apice sul finire degli anni ’60. Successivamente, le produzioni si diradarono sempre di più fino a scomparire del tutto dal panorama cinematografico.

Negli anni '80, però, ci fu un breve ritorno al genere con il successo di alcuni film come "Pop Corn e patatine" e "Un jeans e una maglietta" che portarono alla ribalta il catante napoletano Nino D'Angelo. Si tratta, in reltà, di pellicole che ricordano di più la classica sceneggiata napoletana che i film sopracitati, però le trame e lo scopo erano gli stessi dei tradizionali musicarelli: cercare di pubblicizzare il cantante, in modo da portarlo al successo e vendere più copie possibili.
Ma i tempi cambiano. Si passa dai dischi alle musicassette, dal mangiadischi al walkman e allo stereo. I ragazzi vanno in discoteca, ballando su una musica assordante e meno "sentimentale": il "cinema a 45 giri", dolce e "lento", come la puntina del giradischi che scorreva sul vinile, è ormai soltanto un pallido ricordo!

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