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IL SARCHIAPONE E...LA CONOSCENZA


C'è una scenetta teatrale molto divertente. È ambientata nello scompartimento di un treno, e vede protagonisti alcuni viaggiatori, che si trovano a discutere ed interrogarsi su uno sconosciuto - quanto improbabile - animale (da cui lo sketch prende nome): il sarchiapone. I protagonisti assoluti della scena sono Carlo Campanini e Walter Chiari, due attori che, all'epoca (gli anni '50), avevano dato vita ad un vincente sodalizio nell'ambito dell'avanspettacolo - dove questa scenetta nacque, con la funzione di intermezzo.



Lo sketch raggiunse la popolarità grazie alla televisione quando, nel 1958, la pièce - interpretata da Campanini, Chiari ed Elvio Calderoni - venne rappresentata all'interno del programma Rai "La via del successo".
La trama è la seguente: nello scompartimento di un treno, un viaggiatore (Campanini), infilando la mano dentro una cesta posta sulla cappelliera, finge di essere stato morso da qualcosa. Tutti i passeggeri - in primis Chiari - chiedono cosa sia stato a morderlo, e lui risponde: il sarchiapone.
A sentire quel nome, tutti - molto stupiti e confusi - cominciano a fare domande, ad esprimere interesse, fino ad ostentare presunte competenze, pur di non apparire ignoranti sull'argomento. Alla fine di questo confusionario dibattito - in cui ognuno attribuisce mostruose caratteristiche al presunto animale - i passeggeri cominciano ad essere curiosi di vederlo: Campanini vuole mostrarlo, ma tutti fuggono terrorizzati. Rimane soltanto Chiari che, spaventato ed in preda al panico, vede il proprietario avvicinarsi a lui con la cesta, per mostrargli l'animale. Alla fine Campanini rivela che la cesta è vuota, che l'animale non esiste e che è soltanto un suo trucco per far "evacuare" lo scompartimento e sdraiarsi comodamente sul sedile.
Per avere una idea migliore consiglio - a chi non la conoscesse - di cercare sul web questa scenetta. Vi sono presenti diversi filmati: quello originale del 1958 ( di cui ho parlato), quello del 1973 - che vede la partecipazione, insieme a Chiari e Campanini, di Ornella Vanoni - e un omaggio postumo, tratto dal programma "Sogno e Son Desto" di Massimo Ranieri, del 2017, che vede Ranieri nel ruolo che fu di Campanini e Vincenzo Salemme nella parte di Chiari.

Sebbene questo episodio, questo siparietto teatrale di antica memoria, sia soltanto una macchietta fatta per ridere, mette comunque in luce un aspetto importante del nostro comportamento: l'incapacità di saper ammettere di non conoscere qualcosa.
Il sarchiapone, questo animale misterioso, surreale, mostruoso, non esisteva. Forse qualcuno lo sospettava anche. Ma tutti, nel dubbio, per paura di fare la figura degli ignoranti, si sono subito spacciati per esperti ingarbugliandosi con le loro stesse parole.
È una debolezza comune - credo - a tutti. Ci viene molto difficile accettare di non sapere qualcosa o di essere poco preparati. Soprattutto, ci riesce difficile ammetterlo davanti agli altri.
È spiacevole trovarsi in una conversazione e non riuscire a fare un intervento perché non si è in grado di sostenere quel discorso. Credo sia capitato a tutti.
Ma questo non deve essere motivo di vergogna. Prima di tutto, perché nessuno sul nostro pianeta può asserire di conoscere "tutto". Anche una laurea e dei master non ti rendono "onnisciente": sarai senz'altro preparato in un determinato campo, ma non su altri - o almeno non completamente. E poi perché "ignorante", non significa affatto essere una persona con un basso livello culturale o con poca capacità di comprensione. Deriva da ignorare che significa semplicemente "non conoscere" qualcosa, ignorarne l'esistenza.
Ma tutto ciò che non si sa, che si ignora, può essere appreso. Basta soltanto tener presente una cosa: quel che ignoriamo possiamo conoscerlo, ma per conoscerlo dobbiamo ammettere di "ignorarlo". I protagonisti dello sketch sul sarchiapone, se avessero ammesso la loro ignoranza, avrebbero sventato il "piano" del loro compagno di viaggio, si sarebbero risparmiati un "esaurimento"- nel cercare di capire cosa fosse - ed anche la paura di trovarsi in un vagone con una bestia abominevole.
Il maestro Socrate, uno dei padri della filosofia, era solito ripetere sempre ai suoi discepoli una frase: "so di non sapere". I suoi allievi trovavano assurda questa affermazione. Come era possibile che il loro maestro, un saggio, dicesse di essere ignorante? Ma Socrate, invece, aveva capito tutto: per poter conoscere, per abbracciare il sapere, bisogna ammettere di avere dei limiti. Solo ammettendo i propri limiti conoscitivi, prendendone consapevolezza, si è in grado, infatti, di superarli ed arrivare, così, alla conoscenza. Basta provare!




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