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 BELINDA LEE : LA RAGAZZA IDEALE

Qualche mese fa, ero in una delle mie frequenti " serate cinematografiche ". Quelle interminabili serate passate a guardare vecchi film, per lo più in bianco e nero. Film, come purtroppo non ce ne sono più. Film che, a mio parere, sono in grado di farti emozionare come un bel romanzo. Bene, in una di quelle fantastiche serate mi sono imbattuto in una persona che non avevo mai visto prima : l'attrice  Belinda Lee. La sua vita, cinematografica e reale, è stata purtroppo breve, ma molto intensa. Alta,bionda, due occhi azzurri, languidi, ma molto dolci ed espressivi. Praticamente la mia ragazza ideale. Me ne sono "innamorato" perdutamente. L' " incontro " è avvenuto nel bellissimo film del regista Florestano Vancini, " La lunga notte del '43 ", del 1960,  in cui era protagonista insieme al grandissimo Enrico Maria Salerno, Gabriele Ferzetti ed ad altri grandi attori del tempo. Naturalmente, appena l'ho vista e dopo averne apprezzato le qualità, fisiche e recitative, mi sono subito incuriosito. Un po' come accade quando vedi una persona per strada, che ti piace, ti attrae e fai di tutto pur di conoscerla e sapere informazioni sul suo conto.


                                 
 

Così, al termine del film, ho fatto alcune ricerche per avere notizie su di lei. Scoprire che, Belinda ( così mi piace chiamarla, come fosse una mia amica ), aveva all'incirca la mia stessa età quando ha girato il film, è stata una cosa fantastica. Perché ha reso ancor più realistica la mia illusione. Come se l'avessi davvero conosciuta dal vivo. Magari all'università, in un bar, alla fermata dell'autobus.
E' stato meno piacevole scoprire che, invece, alla mia stessa età, 25 anni, è morta in un incidente stradale. E, per il teorema delle coincidenze, quell'incidente ha avuto luogo il 12 marzo del 1961, ed era di giovedì, esattamente come il giorno in cui sono nato io. Come direbbe Totò : " Sono troppe coincidenze che coincidono" . Tutto ciò, ha incrementato la mia passione per questa donna, spingendomi alla ricerca di altri suoi film e a dedicarle questo omaggio, nel cinquantasettesimo anniversario della morte. Ed è da lì che voglio partire, per descrivere la breve ma intensa storia di Belinda.

Era il  12 marzo 1961. Siamo in California, a San Bernardino. Si trovava lì per le vacanze, insieme al suo compagno, Gualtiero Jacopetti, giornalista e regista de "La Settimana Incom", cinegiornale dell'epoca.Stavano correndo in auto, a folle velocità. Una gomma esplose, l'auto sbandò e si incanalò nella cunetta. Belinda venne scaraventata fuori dall'auto. I soccorsi furono immediati. Ma non ci fu nulla da fare. Belinda morì all'arrivo in ospedale. Jacopetti rimase ferito, ma se la cavò. La notizia fece il giro del mondo in breve tempo. L'accaduto scosse molto l'Italia, dove Belinda viveva e lavorava da tempo. Infatti aveva preso casa  a Roma, era andata a vivere con il suo compagno. Avevano in programma di sposarsi, in Messico. Aspettavano anche un bambino, che morì nell'incidente insieme a lei. Finì così una storia d'amore che l'aveva finalmente resa felice e l'aveva cambiata profondamente.Un giornale la definì " La diva dagli occhi tristi ". Ed infatti, la vita di Belinda, non era stata una vita facile.

Nata in Inghilterra, a Budleigh Salterton, nel Devon, il 15 giugno del 1935, dopo il divorzio dei genitori, venne mandata, ancora bambina, in un collegio. Dimostrò ben presto la sua propensione per la recitazione.
Frequentò la Royal Academy of Dramatic Art, a Londra, ed, a soli 19 anni, venne presa dalla Rank Organisation, casa di produzione britannica, cominciando la sua carriera d'attrice. Qui conoscerà il fotografo Cornel Lucas, con il quale si sposerà.
Ma Belinda è una ragazza inquieta, che ha sofferto molto ed è continuamente alla ricerca di amore e comprensione.Quando arrivò in Italia, per girare il film " La venere di Cheronea", nel 1957, conobbe il principe Filippo Orsini che le fece una corte spietata, alla quale Belinda cedette. Incominciarono una relazione travagliata, che divenne presto oggetto di notevole interesse per i paparazzi della " Dolce Vita " romana. Ma è ancor sposata con Cornel, così come Orsini ha già una moglie e due figli, dai quali non ha intenzione di separarsi. Fu così che, in preda alla disperazione, nel 1958, tentò il suicidio, inghiottendo barbiturici e salvandosi per miracolo.
Si separò anche dal  marito, dal quale " fisicamente" si era già separata, e si trasferì a Roma. Fu in questo frangente che conobbe il - forse unico - vero amore della sua vita: Gualtiero Jacopetti. Per la piccola Belinda fu una svolta. Mutò completamente. L'amore di quest'uomo, di sedici anni più grande, le cambiò la vita. Non appare più come prima, una diva vamp, sensuale, ma una ragazza semplice, dolce e naturalmente bella. Quella di cui mi sono "innamorato" io, osservandola ne " La lunga notte
del '43", film girato un anno prima di morire.
Cambiò anche il suo approccio al cinema. Girò in quegli anni altri film di successo come, nel 1959, "I Magliari " di Francesco Rosi, affianco a Renato Salvatori e al grandissimo Alberto Sordi.
Le proposte di lavoro aumentarono sempre di più, ma lei appariva quasi disinteressata, aveva quasi voglia di lasciare quella vita. Era felice con Gualtiero. Ma questa meravigliosa favola, quella che sembrava dover essere una svolta per la povera e sfortunata Belinda, era destinata a finire in quel tragico incidente, quella mattina di marzo del 1961.
Il 21 marzo, i funerali si svolsero a Los Angeles, presso L'Hollywood Memorial, dove venne seppellita. Un cerimonia per pochi intimi. Il 29 novembre, poi, all'Aeroporto di Ciampino, a Roma, arrivarono le sue ceneri. Nello stesso aeroporto che l'aveva vista, numerose volte, accolta da giornalisti e  paparazzi ad ogni arrivo nella Capitale.Sempre bella e sorridente.
Era stata una sua volontà, confidata alla madre, quella di voler esser seppellita lì, nella città che amava. E lì riposa tuttora, presso il Cimitero degli Inglesi, nel quartiere Testaccio, vicino alla  Piramide Cestia.
La tomba, in cui è anche sepolto il compagno Jacopetti, morto nel 2011, è un piccolo cubo di marmo, sormontato da una scultura. Sul marmo è inciso il semplice nome BELINDA, come ad indicare che, non sia necessario altro per ricordarla.
Spero, un giorno, di riuscire ad omaggiare la sua tomba, portarle dei fiori. Sarebbe come rendere davvero " reale" la mia illusione di poter aver un rendez-vous con questa meravigliosa attrice di un'epoca ormai svanita.

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