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BELINDA LEE: GLI OCCHI DI UN SOGNO


Sarebbe ancora oggi bellissima. Con qualche ruga in volto e dei lunghi capelli argentati. Quegli occhi, grandi e tristi, sprizzerebbero forse quella gioia che, in una vita bruciata in soli venticinque anni, avevano rivelato una felicità spesso finta, ostentata solo a favore di ciak. Belinda Lee, affascinante, sofisticata, riservata nonostante le apparenze, inglese e “regale” nell’animo fragile, avrebbe compiuto oggi novant’anni, con alle spalle tanti bei film, applausi, qualche premio, ma soprattutto la famiglia che aveva sempre desiderato: con un marito, dei figli e tanti nipoti. Magari i figli di quel bambino (o bambina) che morì con lei quel tragico 12 marzo del 1961. 



Un diploma alla Royal Academy of Dramatic Art a Londra, il primo contratto con una grande casa di produzione e l’immediata nascita di un simbolo di sensuale femminilità che avevano fatto di Belinda Lee, una ragazzina cresciuta in collegio, una diva internazionale. Un matrimonio fallito alle spalle, storie d’amore chiacchierate o finite male (col principe Filippo Orsini), un tentato suicidio, un cinema che la voleva avvenente e spregiudicata quando lei voleva essere soltanto se stessa: dolce e bisognosa d’amore. E quell’amore arrivò, proprio nella città che l’aveva conquistato e in cui avrebbe desiderato vivere per sempre: Roma. Iniziò a progettare una vita diversa a sognare in grande. Il cinema, nel frattempo, sembrò accorgersi delle sue vere potenzialità. Francesco Rosi e Florestano Vancini riuscirono a plasmare da una statuaria e attraente fanciulla una attrice vera. Era tutto perfetto. Un uomo al suo fianco, fiori d’arancio in arrivo e perfino un bambino in grembo. Un sogno. Un sogno che si infranse ad alta velocità sulle strade della California, insieme alla sua giovane esistenza. Al link seguente, vi ripropongo un ampio articolo che le dedicai qualche tempo fa. Per ricordare Belinda Lee, la sua bellezza e il suo sogno.

https://ilrestodelmarino.blogspot.com/2021/03/belinda-la-primavera-di-botticelli-la.html

A.M.M.

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