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VITTORIO DE SICA: VOLTO, GESTI E PAROLE DEL CINEMA ITALIANO


C’è chi ha amato il cineasta: il pittore degli affreschi neorealisti come Ladri di biciclette e Sciuscià, oppure il “padrino” di Sophia Loren, tra il dramma della Ciociara e la commedia all’italiana di Ieri, oggi, domani. C’è chi ha amato il nobile spiantato, il giocatore d’azzardo e il donnaiolo incallito (in scena come nella vita) di decine di commedie leggere, dove la sua elegante figura, il suo sorriso magnetico e la sicumera dello sguardo lo rendevano innocente davanti a qualunque raggiro o buffo imbroglio.



C’è poi chi, come chi sta scrivendo, pur avendolo adorato nei panni di eccentrici e attempati personaggi come il maresciallo Carotenuto cavalier Antonio dei Pane, amore…, l’ha apprezzato maggiormente da giovane attore, nelle commedie borghesi degli anni ‘30, da Gli uomini, che mascalzoni... a Il Signor Max, per la regia di Mario Camerini. Ma tutti, tutti quelli che hanno conosciuto l’estro, il talento e la simpatia di Vittorio De Sica non hanno potuto fare a meno di innamorarsi di lui. Della sua gentilezza, in abiti e voce, della sua bravura recitativa - formatasi sulle tavole del palcoscenico della rivista e del teatro di prosa -, delle sue doti da regista, della sua cinepresa in grado di raccontare la realtà con giuste parole e immagini - grazie alla preziosa “penna” di Zavattini. Ma ci siamo innamorati anche del suo essere Signore, come pochi. Un Signore che ci lasciava cinquant’anni fa, il 13 novembre 1974, segnando un duro colpo per il cinema italiano. Perché Vittorio De Sica è stata la personificazione stessa dell’arte cinematografica: in volto, parole e gesti. Al link seguente, vi ripropongo l’ampio articolo che gli dedicai tre anni fa, nell’anniversario della sua nascita. Per sapere di più del regista, dell’attore, ma soprattutto del Signore. Il Signor D. . L’articolo è disponibile qui: https://ilrestodelmarino.blogspot.com/2021/07/il-signor-d.html.


A.M.M.

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