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 CIAO, ALEX!

La vita non è una gara di velocità, ma di resistenza. Non conta quasi mai l’andatura, piuttosto la costanza. Nessuno è desideroso di raggiungere linesorabile meta il prima possibile, tutt’altro. Ecco perché non c’è bisogno di correre ma di reggere il passo. Alex Zanardi l’aveva capito da tempo. Forse da quel tragico giorno in cui, in pista, la vita gli fece pagare unammenda per aver accelerato troppo verso la meta. Un incidente, un brutto incidente per capire quanto la nostra esistenza sia fragile, quanto possa essere facile lasciarsela sfuggire dalle mani. 



Quella volta, da pilota di F1, Alex Zanardi dovette dire addio alle sue gambe. Un avvertimento? Un presagio? Chi lo sa. Di sicuro da quel giorno la vita di Alex cambiò, per sempre, e non nel senso che tutti noi potremmo pensare. Alex Zanardi cominciò quel giorno il suo atto di resistenza contro un’esistenza caduca e fuggevole. La sua testa, piena di capelli, piena di idee che brillavano nei suoi occhi chiari e sorridenti, cominciò a girare attorno a ciò che conta davvero: vivere e non scappare. Perché la vita va vissuta intensamente, godendo di ogni istante, di ogni attimo concesso. Di ogni respiro, ogni battito e ogni vittoria. Perché, questo sì, Alex Zanardi tornò a correre per vincere, ma con una consapevolezza diversa. Quella di vincere la paura, di superare gli ostacoli, gli impedimenti di un destino che lo aveva messo a dura prova. Costretto su una carrozzella, per sempre. Ma quella carrozzella, sagomata a dovere, dotata di tutti gli elementi necessari, si trasformò in qualcosa di diverso. Un mezzo per continuare ad esistere, ad essere quello che era sempre stato: un campione. Il suo volto si tinse d’oro e d’argento, all’ombra del Big Ben come della Torre Eiffel, le sue mani cominciarono a pedalare e le paralimpiadi gli resero ciò che credeva di aver perduto: forza, coraggio, tenacia, a bordo di una hand-bike. Capì allora che quando la vita ti cambia tutte le domande, è possibile trovare delle risposte, anche le più impensabili. Decise così di essere di aiuto, di dedicarsi agli altri. A quelli come lui, a cui la vita aveva tolto il gusto di lottare. Con il progetto Obiettivo 3: un sostegno per ragazzi e ragazze disabili che hanno voglia di rimettersi in pista attraverso lo sport, per continuare a vivere e a resistere. Perché Alex Zanardi ha resistito, sempre. Ha resistito dopo il primo come dopo il secondo incidente, a bordo della sua hand-bike, quando finì contro un camion durante una gara di beneficenza da lui organizzata. Ha resistito davanti a occhi pieni di commiserazione e di pietà che magari pensavano che non ce l’avrebbe mai fatta. Ha resistito per mantenere il passo, per godersi il viaggio senza pensare troppo a quel traguardo, immaginandolo sempre lontano, sempre distante dai suoi sogni, dai suoi desideri e dai suoi affetti. Perché la vita è così: un pianto di felicità, due lacrime di gioia, quattro risate euforiche, piccoli sporadici momenti di pace con noi stessi e con gli altri, una passeggiata solitaria tra i pensieri e dietro l’angolo lui, il traguardo. Perché puoi rallentare il passo, puoi fermarti a osservare il cammino percorso, fare lunghe pause lungo il tragitto, ma prima o poi taglierai il nastro. Ma quando questo accadrà, come è successo a lui, almeno si potrà dire di aver vissuto. Perché no, non è vero che la vita va presa come viene, e neanche come va, come diceva Troisi. La vita va presa un po’ per i fondelli. Sbeffeggiata, derisa, ingannata. Lei vuole ricordarci che ogni istante potrebbe essere l’ultimo? Ebbene noi lo vivremo con una passione tale che ce ne regalerà ancora un altro. Lei vuole spingerci a mollare dopo l’ennesima caduta? E allora noi ci rialzeremo per l’ennesima volta. Lei vuole rammentarci ogni giorno che passa che l’Arrivo della corsa è sempre più vicino? Ben venga, tanto noi rallenteremo. E rallentando rallentando, resistendo all’impulso di correre verso qualcosa di cui sappiamo poco o nulla arriveremo al traguardo, certo, ma con quella serenità del cuore che spesso dipende dalle nostre stesse azioni. Perché la vita sfugge davvero al nostro controllo solo quando siamo noi a permetterglielo. E questo alla sua corsa esistenziale Zanardi non l’ha mai concesso, fino all’ultimo. Probabilmente il suo più grande insegnamento per tutti: sportivi e non. Ciao, Alex!

A.M.M.

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