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QUATTRORUOTE 70: PASSATO, PRESENTE E FUTURO

Non è soltanto una rivista. È un modo d’essere e di vivere. Un vademecum per l’appassionato di automobili come per l’automobilista tout court. Un testo sacro in cui trovare tutto ciò che serve, tutto ciò che c’è da sapere, tutto ciò che c’è da scoprire sull’universo dell’automobile. 


La prima copertina di Quattroruote.

Sono passati settant’anni da quel febbraio 1956 quando, dalla geniale intuizione di Gianni Mazzocchi, editore brillante e grande appassionato di autoveicoli, Quattroruote sbarcava per la prima volta in edicola. In copertina una Alfa Romeo Giulietta berlina rossa su sfondo nero. Dentro, la prova su strada di quella che sarebbe diventata la capostipite della motorizzazione di massa: la Fiat 600, testata da Milano a Bordighera (Liguria). Altri tempi, altri costumi, altre esigenze. Una popolazione a digiuno di tutto, per lo più ancora appiedata o aggrappata come a una speranza fugace ad autobus e tramvai. I più fortunati andavano in scooter, altri si spostavano ancora in bicicletta. Ma il vento stava cambiando, nell’aria c’era un profumo diverso. Un effluvio di civiltà, di comodità, di praticità avrebbe lambito il Belpaese dalle coste alle aree interne. Quello del Boom Economico, il benessere per tutti. Con la lavatrice, il frigorifero, la televisione e poi lei, l’automobile. C’era bisogno di qualcuno che insegnasse agli italiani cosa significasse essere automobilisti. Qualcuno che ne capisse davvero, che ne possedesse gli strumenti. E allora ecco arrivare giornalisti di settore, collaudatori provetti, tecnici e meccanici esperti che dalle pagine della rivista erano pronti a svelare segreti e curiosità. Così, dopo le automobili, arrivarono anche gli automobilisti. Una nuova classe sociale che correva a quattro ruote verso un futuro di maggiore libertà e indipendenza, lungo le vecchie e strette “consolari” o tra le larghe corsie dell’Autostrada del Sole che mise in collegamento il sud agricolo al nord industrializzato. Prove su strada, novità dai saloni internazionali, aggiornamenti sul codice della strada, rubriche di ascolto dei lettori, alle prese con dubbi sull’acquisto o sulla manutenzione della propria vettura. Ma non si trattava di mera informazione tecnica. Quattroruote ha sempre avuto un suo stile. Pagine di italiano preciso e compendioso. In alcuni casi anche qualche venatura poetica. Certo, parliamo di autori e firme che scrivevano negli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso. Col tempo la bella dizione, l’eloquio rotondo e vibrante di sentimenti ha lasciato il passo alla necessità di essere diretti e sintetici. Un po’ come è accaduto con le cromature, i volanti in finto legno e i rivestimenti in moquette delle automobili di un tempo. Determinati “vezzi” nella descrizione delle caratteristiche di un automobile e del suo comportamento in frenata su asfalto bagnato in curva sono ormai superati. Eppure, questa rivista conserva ancora il suo spirito antico nella semplicità, nella utilità e nella chiarezza della scrittura. Forse, dopo settant’anni, a chi è cresciuto tra le sue pagine, a chi ha letto con passione schede tecniche e prove su strada di modelli che hanno fatto e fanno la storia dell’auto (italiana e non solo), a chi ha seguito i consigli degli esperti e i suggerimenti di meccanici e collaudatori in anni e anni di stampe e ristampe, viene naturale pensare al domani del settore automobilistico che si prospetta differente: economicamente sostenibile, rispettoso dell’ambiente e supportato dalle più alte tecnologie per una transizione adeguata e graduale dai motori termici a quelli ibridi ed elettrici. Ebbene, a loro, a tutti coloro la cui vita è stata irrimediabilmente segnata dalla lettura, dalla scrittura e dalla formazione - in quanto fini automobilisti - di Quattroruote, una piccola certezza arriva dal suo vecchio sottotitolo: rivista degli automobilisti di oggi e di domani. Perché Quattroruote sarà sempre un punto di riferimento per tutti gli appassionati, anche nel futuro.

A.M.M.





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