Passa ai contenuti principali

 CIAO, EDO!

Già lo vedo, davanti al tribunale dell’Altissimo, che si discolpa al grido di «Lo giuro, lo giuro!», come di fronte al giudice Marzio Honorato, assieme al fratello Gigi, per aver truffato la società che gestiva il casello del Vomero della tangenziale di Napoli. I Fatebenefratelli, Edo e Gigi Imperatrice, sono di nuovo insieme. Come in Così parlò Bellavista, il cult di De Crescenzo. Come nei film di Ninì Grassia con Nino D’Angelo “casco d’oro”. Come nelle miriadi di spettacoli in giro per l’Italia, prima della consacrazione, tra grande e piccolo schermo, dalle televisioni private partenopee (dove hanno condotto programmi fino a non moltissimi anni fa) alla Rai. 


I Fatebenefratelli. A sinistra, Gigi, a destra, Edo.

Nati a San Giorgio a Cremano, cresciuti per vent’anni a Torino, figli di un autore teatrale napoletano che “per hobby” faceva il tramviere, Edo e Gigi iniziarono a esibirsi giovanissimi. Tra esperienze e lavori più disparati, riuscirono a sfondare nello spettacolo attraverso una delle forme d’arte più antiche del teatro napoletano, il cabaret. Poi arrivarono il cinema e la televisione, dal grande successo del festival di Napoli prima e dopo - di cui erano anche autori - a varie rubriche sulle reti regionali campane, come Balconcino napoletano, condotto con Gloriana. 


                                I Fatebenefratelli in Così parlò Bellavista (1984) di Luciano De Crescenzo.


Alto, distinto e molto ricercato nel vestire (abiti, cappelli, cravatte) Gigi, basso, folcloristico e in salopette Edo, i Fatebenefratelli sono stati l’espressione stessa della napoletanità popolare, esportata oltre i confini della terra d’origine. La loro esperienza artistica nazionale, prima in teatro, tra palcoscenici e spettacoli di piazza, poi televisiva, ha permesso loro di raggiungere le platee più diverse, rimanendo sempre e comunque fedeli al proprio pubblico, quello che negli ultimi anni ha continuato a seguirli, tra apparizioni sulle tv locali e divertenti e pungenti articoli sulla stampa. E se sei anni fa, con la scomparsa di Gigi, sui Fatebenefratelli calava il sipario della dimenticanza, adesso, con la scomparsa di Edo (avvenuta il 5 febbraio scorso), è il momento di spalancare le tende sul proscenio. Ben presto, infatti, nel cielo del Paradiso, azzurro come il golfo di Napoli, quei due mattacchioni torneranno a farci sorridere. Perché la eco delle loro risate, arriverà fin qui. Se ne sono sicuro? Lo dico con parole sue: lo giuro, lo giuro! Ciao, Edo!

A.M.M.

Commenti

Post popolari in questo blog

LILIANA RIMINI, LA MERAVIGLIA DI UN SOGNO « Non sembra ma ho tanti, tanti anni e tante esperienze […] di coraggio e di forza ». Non sembra, per davvero, osservandola nella sua figura minuta, nel suo sguardo limpido, da anziana rimasta bambina nell’animo, con la capacità di “filosofare”, come avrebbe detto Aristotele, ovvero di guardare il mondo con gli occhi della meraviglia. Liliana Rimini, classe 1929, milanese doc, esuberante ed elegante in un tailleur bianco e nero sembrava una ragazzina nel paese dei balocchi martedì mattina, quando all’Ospedale Antonio Cardarell i di Napoli, frutto dell’estro, della passione e dell’impegno del suo papà, l’architetto Alessandro Rimini, ha visto prendere forma quel sogno custodito per anni in un cassetto e ormai quasi assuefattosi alla polvere del tempo e del rimpianto mai svanito.  Liliana Rimini. Il suo papà, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, soprintendente ai monumenti di Trieste e Venezia Giulia, uno degli architetti più br...
  CIAO, PINO! Una voce roca e profonda. Un’anima gentile. Un uomo affascinante. La sintesi perfetta della sua grandezza sta tutta in questi dettagli. Pino Colizzi e ra uno dei migliori doppiatori che il cinema italiano abbia mai avuto. Le sue “corde” ci hanno regalato attimi di profonda emozione, modellandosi al corpo a cui erano destinate, all’incisività del ruolo da interpretare.  Che fosse Christopher Reeve in Superman , che fosse il Gesù (Robert Powell) del kolossal di Zeffirelli, che fossero Alain Delon o Michael Douglas, la sua voce coglieva ogni sfumatura possibile. Classe 1937, romano di nascita - cresciuto tra Paola, in Calabria, e Bari, dove mosse i primi passi in palcoscenico -, diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico , Colizzi ha lavorato con i più grandi registi: da Bolognini a Zeffirelli, da Visconti a Patroni Griffi, passando dal cinema al teatro. Il suo volto, tuttavia, è legato soprattutto alle grandi interpretazioni televisive, da Tom Jones...
  BUON COMPLEANNO, URSULA! L’immagine di lei, che esce dall’acqua in bikini bianco, raccogliendo conchiglie e canticchiando una canzone, mentre Sean Connery, polo azzurra e pantaloni carta da zucchero, la guarda estasiato, è diventata leggenda. Perché Licenza di uccidere , 1962, debutto sul grande schermo di 007, l’agente segreto più famoso del mondo, non sarebbe stato lo stesso senza Ursula Andress. Elvetica, statuaria, seducente e ingenua allo stesso tempo nello sguardo, la Andress è stata anche coraggiosa e piena di iniziativa. Dal Canton Svizzero a Parigi, per studiare arte, fino a Roma, la città che ha sempre amato. Dalle passerelle della moda alle copertine di Playboy . Dagli amori tormentati (anche col “giovane bruciato” James Dean) ai grandi ruoli sul grande schermo. Dall’esordio con Steno in Un americano a Roma , accanto ad Alberto Sordi, a Elio Petri che la affiancò a Marcello Mastroianni n e La decima vittima , fino alle produzioni internazionali tra Elvis Presley, ...