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GIUSEPPE COLIZZI: IL “PADRINO” DI BUD E TERENCE


Galeotto fu quel film e chi lo scrisse. Galeotto fu l’artefice (involontario) di una unione “sentimentale” più che artistica che ha fatto la fortuna del cinema italiano. Galeotto fu, in sostanza, Giuseppe Colizzi con la sua opera prima da regista. Mi riferisco, ovviamente, a Dio perdona...io no! , debutto ufficiale sulle scene della coppia Bud Spencer e Terence Hill. Correva l’anno 1967 e Giuseppe Colizzi decise di cimentarsi alla regia con uno dei tanti, tra immeritevoli e meritevoli, western all’italiana, negli anni d’oro del genere. La sua esperienza nel mondo del cinema lo aveva visto emergere lentamente, dopo una lunga gavetta. 



Nato a Roma un secolo fa, il 28 giugno 1925, nipote del regista Luigi Zampa, giovane appassionato di sport e di letteratura, autore di alcuni romanzi, Giuseppe Colizzi entrò negli ambienti di Cinecittà dalla porta principale, sperimentando di tutto. Fu aiuto regista per Zampa, Federico Fellini e Sergio Leone. Fu poi sceneggiatore, montatore e perfino produttore. 


Bud Spencer e Terence Hill in “Dio perdona...io no!” (1967).

Con Dio perdona...io no! passò dietro la macchina da presa con un soggetto ideato e sceneggiato da lui stesso. Lande desolate, fischi di Colt, brutti ceffi, partite a poker, baruffe da saloon. Scenari, personaggi e circostanze già visti. Un western violento, ben scritto e diretto. Ma soprattutto un western che ha lanciato nel panorama cinematografico nazionale due fuoriclasse che, messi insieme, si sarebbero ricoperti di gloria e onore. Carlo Pedersoli, ex campione di nuoto, reduce da sporadiche apparizioni sul grande schermo, diventò Bud Spencer, il gigante buono dal colpo proibito (il “piccione”, il pugno dall’alto verso il basso dritto sul cranio) che tutti abbiamo amato. Mario Girotti, il bello e atletico protagonista di commedie sentimentali e musicali (Guaglione, Cerasella e Lazzarella), diventò invece Terence Hill. Quest’ultimo, però, non era stato ingaggiato in prima battuta. Giuseppe Colizzi, infatti, aveva scelto Peter Martell (Pietro Martellanza per l’anagrafe) per il ruolo di Cat, il pistolero agile e spietato, ma, ironia del destino, dopo le prime riprese si fratturò un piede, rischiando di mandare a monte un film già iniziato. La scelta cadde così su Terence Hill e il seguito è ormai Storia.


Da sinistra, Terence Hill, Eli Wallach, Brock Peters e Bud Spencer ne “I quattro dell’Ave Maria” (1968).


Colizzi capì immediatamente le potenzialità della coppia. A quella pellicola fecero seguito altri due capitoli: I quattro dell’Ave Maria (con Brock Peters e Eli Wallach, quest’ultimo  consacrato al successo da Leone con Il buono, il brutto, il cattivo) e La collina degli stivali. Qualche anno dopo, poi, Colizzi fu ancora artefice di un passaggio importante per Terence Hill e Bud Spencer: dal western al genere comico-avventuroso. Con ...più forte ragazzi!il quarto e ultimo film diretto da Colizzi con loro come protagonisti. Apripista di una fortunata serie di pellicole - molto più comiche, in verità - che consacrò definitivamente quell’accoppiata resa celeberrima da E.B. Clucher (al secolo Enzo Barboni) in Lo chiamavano Trinità... ma indubbiamente tenuta prima a battesimo da Colizzi. 


Bud Spencer e Terence Hill in “...più forte ragazzi!” (1972).

E per lui, quella geniale intuizione, fu una grande fortuna. Perché la vita di Giuseppe Colizzi fu troppo breve per regalargli altre soddisfazioni. Una vita di imprese, letterarie, cinematografiche, televisive - fondò la SPQR, una delle prime emittenti private -, conclusasi prematuramente, per problemi di cuore, il 23 agosto 1978, quando aveva appena cinquantatré anni. L’ultimo film, Switch, incentrato proprio sul mondo delle televisioni private in cui si era da poco affacciato, uscì nelle sale dopo la sua scomparsa. E allora ecco che Giuseppe Colizzi, lo scrittore, il regista, lo sceneggiatore, il produttore, l’impresario televisivo, rimane ancora, per tutti, semplicemente il “padrino” di Bud Spencer e Terence Hill. E non è poco.

A.M.M.

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