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BUON COMPLEANNO, DIEGO!


Potremmo anche dire: basta col Terrunciello! Il giovanottone aitante e spavaldo che dal profondo sud “sprofonda” nel nord industrializzato con la sua carica di simpatia e “viuuulenza” - come avrebbe detto lui - soprattutto quando si parla di calcio e il Milan (ma anche l’Inter) gioca a San Siro. Sì, potremmo dire anche basta a quel ragazzone dalla chioma crespa e i baffoni folti sotto gli occhi spiritati, ma perché? Diego Abatantuono è stato ed è ben altro, e forse proprio per questo in molti oggi lo apprezzano. Un attore capace tanto di ironia sagace, come con i suoi personaggi d’esordio, tenuti a battesimo dai fratelli Vanzina e dal loro papà Steno, quanto di una recitazione intima e drammatica. 




Ma se non ci fosse stato lui, il Terrunciello, probabilmente non ci sarebbe stato neanche un seguito. Perché quel personaggio lì venne fuori dalla gavetta, quella che tutti i grandi hanno compiuto con rigore. Abatantuono, che pur vestendo i panni dell’immigrato meridionale è nato nella periferia milanese settant’anni fa - da papà foggiano e madre comasca -,  è cresciuto dietro le quinte del Derby Club, gestito dai suoi zii. Iniziò come tecnico delle luci in quel locale che fu gloria e onore del cabaret meneghino, fino a esibirsi sul palcoscenico, dove divise la scena perfino con Enzo Jannacci. 


In alto, Diego Abatantuono in “Fantozzi contro tutti” (1980) di Neri Parenti.
In basso, in “Eccezzziunale... veramente” (1982) di Carlo Vanzina.


Il Terrunciello nato in quelle serate di cabaret lo portò diritto sul grande schermo, entrando a gamba tesa nella comicità dei ruggenti anni ‘80, spesso esibendosi al fianco di vecchie conoscenze del Derby, da Renato Pozzetto a Paolo Villaggio, passando per Massimo Boldi e Teo Teocoli.  Arrivano i gattiFantozzi contro tutti (il mitico Cecco, il panettiere di cui si invaghisce la signora Pina), Fico d’india, Sballato, gasato, completamente fuso, Eccezzziunale...veramente, Attila flagello di Dio, solo per citare alcuni. Poi però quel Terrunciello lasciò ben presto il posto a qualcosa di più grande. Diego Abatantuono diventò un attore con la a maiuscola per merito di due grandi registi, Pupi Avanti e Gabriele Salvatores. Da Regalo di Natale a Marrakesh express, da Mediterraneo (Oscar nel 1992) a Io non ho paura fino a Gli amici del bar Margherita, Abatantuono ha messo in evidenza un talento pieno e versatile.


In alto, Diego Abatantuono con Alessandro Haber (di spalle) in “Regalo di Natale” (1984) di Pupi Avanti.
In basso, con Claudio Bigagli in “Mediterraneo” (1991) di Gabriele Salvatores.


Brizzolato, pettinato con cura, con quella barba da Mangiafuoco e l’aspetto da gigante buono,  ha  toccato le corde più sensibili del nostro animo. Molti, tuttavia, continuano a negare tutto questo. Perché sono rimasti troppo legati al Terrunciello e a quella comicità a volte grottesca, spesso sporca, ma onestamente verace e intelligente, che hanno caratterizzato i suoi felici esordi. Ma dire basta a questo passato, come dicevo prima, per quanto legittimo per un attore che ha regalato prove ben più ardue e lodevoli, sarebbe profondamente ingiusto. Significherebbe non dare credito alla sua grandezza, alla sua capacità di passare con disinvoltura dal serio al faceto, dalla commedia burlesca al dramma contemporaneo. Oltre che negare la sua profonda maturazione artistica, frutto di decine di pellicole e di oltre trent’anni di carriera. Buon compleanno, Diego!

A.M.M.


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