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 ENNIO FANTASTICHINI, UN ATTORE SU MISURA

Quando se ne andò, colpito da una emorragia cerebrale - conseguenza di una leucemia - nel dicembre del 2018, lo salutai da queste pagine definendolo “Un grande d’altri tempi”. Ebbene, nel giorno in cui avrebbe compiuto settant’anni non posso far altro che sottoscriverlo e confermarlo ancora. 



Perché Ennio Fantastichini è stato sicuramente un attore moderno, dinamico, sanguigno, fortemente espressivo in gesti, voce e sguardo. Ma è stato anche un attore che in tutto quello che ha fatto, dal cinema (Amelio,  Özpetek, Bellocchio, Virzì) alla televisione, ha sempre cercato di ispirarsi agli attori della “vecchia scuola”. Attori che come lui avevano studiato (all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico) e fatto tanta gavetta prima di poter entrare nei panni di grandi personaggi della nostra storia.  



Ennio Fantastichini con Gian Maria Volonté in “Una storia semplice” (1991) di Emidio Greco.


Non a caso il suo modello era Gian Maria Volonté, uno degli interpreti più camaleontici del nostro cinema, con cui recitò per ben due volte: in Porte aperte di Amelio e Una storia semplice di Greco, tratti da due romanzi di Sciascia. E assolutamente senza fare paragoni, ma semplicemente evidenziando analogie, Ennio Fantastichini è riuscito anche a interpretare, con capacità di mimesi, Bartolomeo Vanzetti (ruolo che fu di Volonté), Enrico Fermi, Giovanni Falcone, Francesco Coco (il magistrato ucciso dalle BR), Fedele Cova (progettista e costruttore dell’Autostrada del Sole) e Giuseppe De André (il papà di Faber). 


In alto, Ennio Fantastichini con Piero Natoli in “Ferie d'agosto” (1996) di Paolo Virzì.
In basso, con Riccardo Scamarcio in 
“Mine vaganti” (2010) di Ferzan Özpetek.


E se qualcuno avesse qualcosa da obiettare, sottolineando come si trattasse “semplicemente” di lavori televisivi, si potrebbe rispondere precisando come a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio sia stata proprio la televisione, nel suo piccolo, a dar modo a grandi attori di farsi apprezzare appieno, in un universo cinematografico (quello nazionale soprattutto) povero ormai di grandi firme e di grandi film.


In alto, Ennio Fantastichini con Giorgio Tirabassi nella fiction Mediaset “Paolo Borsellino” (2004).
In basso, con Sergio Rubini nella fiction Mediaset 
“Sacco e Vanzetti” (2005).


 

Perché quando la stoffa è buona, è facile realizzare ottimi abiti. Ennio Fantastichini i propri se li è sempre cuciti su misura. Li ha indossati con gusto, eleganza e dignità. La dignità dei maestri, quelli che all’ostentazione hanno sempre preferito il lavoro silenzioso, fatto di meticolosa umiltà. Perché Ennio Fantastichini è stato il classico allievo che supera il maestro. Un docente che avrebbe meritato centinaia di discenti pronti a carpirne i segreti. Un docente che avrebbe avuto ancora tante cose da insegnare, e che tutto sommato può farlo ancora, attraverso le sue più belle e indimenticate interpretazioni.

A.M.M.



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