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IN GINOCCHIO DA TE: GIANNI, LAURA E UN AMORE A 45 GIRI


Lui un militare di leva figlio di contadini che sogna di fare il cantante. Lei una graziosa sartina figlia del suo integerrimo maresciallo. Il golfo di Napoli lo sfondo perfetto per un amore che nasce, cresce e si sviluppa tra scorci suggestivi e note musicali. Gianni Traimonti e Carla Todisco, alias Gianni Morandi e Laura Efrikian, videro sbocciare il loro amore tra canzoncine e siparietti comico-musicali, tra una passeggiata mano nella mano sul lungomare e un giro sulle giostre di Edenlandia. Tra una gita in vaporetto e un bacio sotto la Fontana del Gigante.




 In ginocchio da te, sessant’anni oggi - usciva nelle sale il 21 dicembre 1964 -, è sicuramente uno dei musicarelli più amati e conosciuti di sempre. Una delle perle di un genere che, spesso, pur di vendere qualche disco in più, vedeva registi e sceneggiatori inserire brani amatissimi all'interno di trame alquanto scontate e raramente divertenti, tra battute sciocche e attori incapaci di recitare davvero (ma salvati in extremis in fase di doppiaggio). Ettore Maria Fizzarotti,  però, uno dei più bravi artigiani del musicarello, riuscì a scrivere una storia talmente realistica da diventare reale, tanto è vero che il militare canterino e la sartina, ovvero l’astro nascente della musica leggera Morandi e l’affermata attrice, tra film e sceneggiati televisivi, Efrikian, coronarono il loro sogno d’amore, affrontando una sorta di “prova generale” attraverso i quattro capitoli di quella saga musicale proseguita con Non son degno di te, Se non avessi più te e Chimera, seguendo le varie fasi della loro storia, con tanto di matrimonio segreto e figli. Ma a rendere bellissimo un film nato con il preciso scopo di pubblicizzare i grandi successi di Morandi, non è soltanto la tenera storia d’amore tra i due giovani protagonisti ma anche la presenza di ottimi comprimari: ovvero i comici che, in una pellicola prettamente giovanile, invitavano alla visione anche le generazioni adulte. Innanzitutto, Dolores Palumbo e Nino Taranto nei panni dei genitori della Efrikian, lei dolce e amorevole, lui severo ma, in fondo, comprensivo e di cuore. Carlo Taranto nei panni dell’attendente Scannapietro, braccio maldestro del maresciallo Todisco. Vittorio Congia nelle vesti di Nando, il soldato romano perennemente affamato che corteggia avvenenti cameriere pur di arraffare vettovaglie extra. E poi Gino Bramieri e Raffaele Pisu, rispettivamente padre e zio di Morandi, contadini emiliani goffi, sempliciotti e bonari. Bastano questi nomi per suscitare il riso prima ancora di vedere il film, ma se a ciò si aggiunge la storia d’amore tra Gianni e Carla, prima avversata dal padre di lei, poi da una avvenente fanciulla che lo circuisce per puro spirito goliardico mettendo a rischio il lieto fine, ecco che il tutto acquista una armonia che raramente si trova in questo genere di pellicole, nate con spirito commerciale ma, incredibilmente, diventate vere e proprie pagine di cinema romantico. Certo, a riguardarle con gli occhi del presente queste vicende così semplici e pure, tra baci casti, passeggiate al chiaro di luna con gelato e sentimenti sussurrati con in sottofondo la melodia di un 45 giri, fanno sorridere. Eppure, sotto sotto, chi non ha mai sognato amori così, specialmente in gioventù? La verità, forse, è che racconti come questi non sono affatto sbagliati in sé. A essere sbagliata è la luce dello sguardo con cui le si rivede oggi. Forse troppo abituata ai colori per lasciarsi incantare dal fascino del bianco e nero, che regalava poche certezze di precisione ma mille spunti di fantasia. Ecco, forse se si fosse ancora in grado di lasciarsi guidare dalla fantasia, seguendo il fruscio di un vecchio disco che suona In ginocchio da te, chiudendo gli occhi si potrebbe davvero capire quanto film come questo possano regalare emozioni perdute.

A.M.M.

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