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C'ERA UNA VOLTA, IL TEATRO DELLE VITTORIE!

Nell’estate televisiva in cui le menti offuscate dall’afa si ridestano, a sera, ai ricordi di Techetecheté, ci capiterà di rivederlo. Nelle sue splendide scenografie, dal bianco e nero al colore, nei conduttori in abito da sera, da Lelio Luttazzi a Fabrizio Frizzi, negli acuti di Mina, nella diplomazia di Pippo Baudo, nelle mille luci di una facciata, quella di uno dei teatri più celebri della Rai, che era essa stessa un inno al divertimento del sabato sera. Da qualche tempo, quell’ingresso, per anni abbandonato al degrado estetico, è stato restaurato ma “in povertà”, lontano dai fasti di una storia cominciata ottant'anni fa, nel 1944, quando il Teatro delle Vittorie, sito in via Col di Lana, a Roma, veniva inaugurato nientepopodimeno che da una rivista di Totò e Anna Magnani.  


Il "luminoso" ingresso del Teatro delle Vittorie.

 

Il delle Vittorie era un grande teatro specializzato negli spettacoli di varietà e rivista. Ballerine dalle gambe lunghe in piume e paillettes, comici dal volto buffo come Macario, battute sagaci e risate a profusione. La sua platea aveva visto decine e decine di spettatori paganti per quegli spettacoli che, tra gli anni ’40 e ’50, tra le macerie della guerra e i mattoni della ricostruzione, invitavano la gente a sorridere e a ricominciare a vivere, con ottimismo. Ma alla fine degli anni ’50, quel mondo lì, quello della rivista e del varietà, era ormai al crepuscolo. Il proprietario del Teatro delle Vittorie, stanco dei magri incassi, decise così di cedere la sua attività. Ma a chi poteva interessare un vecchio teatro di varietà, se il varietà non andava più? Forse a chi, il varietà, lo stava elevando alla gloria del sabato sera, davanti a una telecamera che, in diretta, lo portava in tutte le case d’Italia attraverso un oggetto misterioso chiamato televisore: la Rai. Fortuna volle che il proprietario fosse amico di Pippo Baudo, al tempo ai suoi esordi ma già “influente” nelle alte sfere della televisione. 


Due celebri programmi andati in onda al Delle Vittorie. In alto, "Canzonissima" (1970) con Corrado e Raffaella Carrà. 

In basso, "Scommettiamo che...?" (1992) con Fabrizio Frizzi e Milly Carlucci.

                     


Il Teatro delle Vittorie era grande, spazioso, capiente. In più, si trovava non lontano dalla sede Rai di viale Mazzini (quella del Cavallo) e dal Centro di produzione di via Teulada. Secondo Baudo, l’acquisto del delle Vittorie poteva essere un buon affare. E quando mai il Pippo nazionale ha sbagliato? A partire dal 1961, anno della sua ufficiale inaugurazione televisiva, il Teatro delle Vittorie divenne la punta di diamante della Rai. L’altare del sabato sera dove “sacrificare” agli onori dei telespettatori l’ironia dialettica di Walter Chiari a Canzonissima ’68, le amabili “corde” di Mina in Studio Uno ’65 e in Teatro 10 ’71, accanto all’affascinante Alberto Lupo, l'esuberanza della Carrà e l'aplomb british di Corrado a Canzonissima ’70. Ma anche la democristiana serietà di Pippo Baudo nelle più grandi edizioni di Fantastico, oppure il sorriso sincero e l’allegria di Fabrizio Frizzi nel presentare i suoi “eroici” performer in Scommettiamo che…?. Per circa trent’anni, dagli anni ’60 agli anni ’90, il Teatro delle Vittorie diventò l’emblema della buona televisione, del “bello della diretta”, annunciato con rigore e serietà dalle annunciatrici Rai, sempre compite, perché l’effervescenza l’avrebbe offerta il programma che seguiva le loro immagini. E se il programma andava in onda dal delle Vittorie, sarebbe stato di sicuro un grande successo. Poi, chissà, forse perché il sabato sera non era più quello di una volta, forse perché il varietà televisivo era in declino, forse perché di buona televisione cominciava ad essercene poca ma al Teatro delle Vittorie le luci della ribalta si affievolirono come quelle del suo ingresso. 


L'attuale facciata del delle Vittorie.


Al suo interno, ormai da anni, non si respira più il profumo della leggerezza, la gioia dello spettacolo in diretta (tra gli ultimi ci fu Fiorello con Stasera pago io - Revolution, nel 2004), ma soltanto l’allegria di piccoli programmi del preserale, come Soliti ignoti e Affari tuoi, l’ultimo ad essere stato registrato lì pochi mesi fa. Quella facciata lì, con tanto di grande insegna luminosa e tettoia ad arco, è stata sostituita da una anonima facciata bianca, dignitosamente “francescana” ma di sicuro poco affine allo spirito del luogo. Un luogo di magia e di magie, di sogni in celluloide custoditi nelle Teche Rai e nel cuore di chi ha avuto modo di viverli. E con dispiacere, e nostalgia, grida a gran voce: C’era una volta, il Teatro delle Vittorie!

P.S.: con onore e soddisfazione, al Teatro delle Vittorie ho dedicato l'articolo n° 1000 di questo blog. Grazie a tutti coloro che hanno letto fin qui.

                                                                                                                                             A.M.M.

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