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 ANGELO BERNABUCCI, IL "SIGNOR COATTO"


Era un signore. A tradirlo, forse, soltanto la sua voce roca e romanesca, simbolo della sua essenza e della sua veracità. Angelo Bernabucci ha interpretato il romano coatto, il tifoso sfegatato dei colori della lupa, il cafone arricchito, diventando in breve tempo un caratterista di razza. Ma nella sua vita di tutti i giorni, che si svolgeva nel "cuore" di Roma, tra Via Giulia  e Piazza Farnese, Angelo Bernabucci era un venditore di libri. Gentile, disponibile e simpaticissimo, per via del suo inconfondibile accento e il piacere della battuta goliardica. 




A cambiare la sua vita, dopo i quarant'anni d'età, fu Carlo Verdone che, abitando nella zona, aveva avuto modo di conoscerlo, bazzicando tra un bar e una officina meccanica dove Angelo Bernabucci, senza alcuna velleità artistica, regalava battute e dava sfogo alla sua arte in discussioni quotidiane, come i successi (e le sconfitte) della Roma o i problemi del caro-vita. Verdone rimase colpito dalla spontaneità di quell'uomo, cortese, umile, a tratti timido, dalla risata contagiosa e potente, e decise di offrirgli una parte - che si rivelerà fondamentale - in "Compagni di scuola". 


Angelo Bernabucci con Fabio Traversa in "Compagni di scuola" (1988) di Carlo Verdone.


Era il 1988: con una blazer blu su pantaloni bianchi, la camicia rosa aperta sul petto, catena d'oro al collo e sigaretta tra due dita, nei panni di Angelo Finocchiaro, macellaio arricchito, Bernabucci fece il suo scoppiettante esordio sul grande schermo, regalando, nelle frequenti umiliazioni  del "compagno" sfigato, Piermaria Fabris (Fabio Traversa), battute tramandate di generazione in generazione: "Aò m'arendo, chi dovresti da esse te?", "Tu c'hai avuto n'crollo! Ma d'ottavo grado da Scala Mercalli però!", "Guardate com'eri, guardate come sei! Me pari tu zio!". In un cast stellare (da Massimo Ghini a Luigi Petrucci, passando per Nancy Brilli e Athina Cenci), il neobattezzato attore Bernabucci dette non solo grande prova di coraggio, ma rivelò anche una certa naturalezza, frutto di giornate intere trascorse in strada, "cazzeggiando" con gli amici, riuscendo a portare in scena la sua quotidianità, opportunamente esasperata. 


In alto, Angelo Bernabucci con Enrico Montesano in "Piedipiatti" (1991) di Carlo Vanzina.
In basso, con Maurizio Mattioli in "Tifosi" (1999) di Neri Parenti.


Ebbe così modo di prendere parte a molti altri film, diretto da registi come Carlo Vanzina e Neri Parenti, raggiungendo l'apoteosi in coppia con un altro grande caratterista romano, Maurizio Mattioli, nei panni di due sfegatati tifosi romanisti in trasferta a Milano al seguito della "Magggica"  in "Tifosi", del 1999, e ancora prima nei panni di due "Lupacchiotti" evasi dal carcere per andare all'Olimpico a tifare la Roma in "Fratelli d'Italia", del 1989, sempre per la regia di Neri Parenti. Tuttavia, lo dicevamo, Angelo Bernabucci era un signore. Amava la sua vita tranquilla, nel centro storico della sua città, tra i suoi libri, e non vi rinunciò mai nonostante una carriera che, nel giro di vent'anni, lo aveva portato a risultati discreti. La vita però, quella vita un po' sorniona, goliardica e "caciarona" si interruppe bruscamente, a settant'anni, il 26 aprile 2014. Ma la sua grassa risata, le sue battute memorabili, dieci anni dopo, possiamo ancora riascoltarle, dobbiamo riascoltarle. Per rendere gloria e onore a un grande signore: un "signor coatto" e un coatto "signore".

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