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 "ACQUA E SAPONE": VERDONE E LA DOLCEZZA PERDUTA


 Quarant'anni e non sentirli. Un piccolo capolavoro di sceneggiatura, interpretazioni, sorrisi e musiche. "Acqua e sapone" è a mio modesto parere il film migliore di Carlo Verdone. Usciva nelle sale il 27 ottobre 1983 e come i precedenti ("Un sacco bello", "Bianco, rosso e Verdone" e "Borotalco") regalava ancora una volta un autentico punto di vista sulla società del tempo. L'incontro tra Rolando (Verdone) e Sandy (Natasha Hovey) è il pretesto per raccontare un fenomeno al tempo caldo e già affrontato da inchieste giornalistiche da cui il regista prese spunto: le baby-modelle. 


Rolando (Carlo Verdone) e Sandy (Natasha Hovey).


Ragazzine adolescenti costrette a bruciare le tappe, ritrovandosi catapultate nel mondo dei grandi per accontentare madri frustrate e cariche di aspettative sulle proprie figlie. Sandy è una di quelle. Una graziosa ragazzina americana, dal viso ancora infantile, dalle fattezze filiformi che con un bel vestito e una buona dose di trucco appare ciò che non è: una donna seducente e ammiccante. Eppure ha solo quindici anni, fa sport e va a scuola come le sue coetanee. L'unica differenza è che la sua vita è scandita anche da ritmi frenetici, servizi fotografici, sfilate, diete ferree senza possibilità di sgarro e la completa assenza di normalità. Quella normalità che ritrova nel "faccione" di Rolando, trentenne laureato in Lettere col massimo dei voti che vive con la bonaria e romanesca nonna Ines (Elena Fabrizi) e si divide tra ripetizioni private e il lavoro da bidello in un istituto religioso di cui spera di diventare docente. E proprio un illustre professore dell'istituto, padre Michael Spinetti, teologo e saggista di origini britanniche, viene scelto dai genitori di Sandy come suo insegnante durante il soggiorno nella Capitale. Rolando intercetta la telefonata e decide di vestire i panni del sacerdote pur di trovare un lavoro che lo gratifichi. 


In alto, Rolando e sua nonna Ines (Elena Fabrizi).
In basso, Rolando ed Enzo "Il Roscio" (Fabrizio Bracconeri).



La ragazzina, però, riesce a smascherarlo e, promettendo di non dire nulla alla madre, lo convince a soddisfare tutti i suoi desideri. Giornate al luna-park, abbuffate di dolci,  pizza con le cozze in riva al mare e perfino la serata al drive-in di Casal Palocco con la fiammante Giulietta spider di Enzo (Fabrizio Bracconeri), lo squattrinato e sballato vicino di casa di Rolando, detto "Il Roscio" per via della riccia chioma fulva. 


Sandy (Natasha Hovey) con sua madre (Florinda Bolkan).


Col tempo, Rolando comincia a provare un sentimento sincero per quella "donna-bambina", verso la quale prova una sorta di soggezione. Allo stesso tempo, Sandy, in preda alle prime pulsioni giovanili, si sente attratta da quel ragazzone timido ma rassicurante, accanto al quale si sente protetta. Tuttavia, incontrando ad una festa il vero padre Spinetti, la madre di Sandy scopre l'inganno caccia Rolando e assume come vero precettore il sacerdote. Rolando, punzecchiato dalla nonna che aveva provato in tutti i modi a dissuaderlo, si ritrova così sconsolato, senza lavoro (dopo essere stato licenziato dall'istituto) e senza la sua Sandy. Quest'ultima, tuttavia, scappa di casa e raggiunge Rolando nel cuore della notte. Mentre i genitori la cercano disperatamente, i due ragazzi si ritrovano, vicini, fragili, legati da un misterioso sentimento e decidono di stare insieme, la prima volta per Sandy. Rolando è felice, pronto a tutto, ma la ragazzina si rende immediatamente conto che tra loro non ci può essere nulla. Così, all'alba, mentre Rolando dorme, Sandy decide di andar via, sebbene a malincuore, tornando alla sua vita e lasciando in lui un malinconico e dolce ricordo.


La locandina del film.


La storia di Rolando e Sandy - scritta a sei mani da Verdone, Enrico Oldoini e Franco Ferrini e musicata dalle pregevoli note degli Stadio - è sicuramente una commedia romantica e romanesca. I personaggi di Elena Fabrizi ("Sora Lella"), nei panni della amorevole e risoluta nonna Ines - che le valse un Nastro d'argento come miglior attrice non protagonista -, e di Fabrizio Bracconeri, in quelli del fanfarone e finto scavezzacollo "Roscio", impegnati in spettacolari gag con Verdone la dicono lunga. Come le stesse gag del finto padre Spinetti nella vana speranza di apparire quanto meno credibile. Tuttavia, sul filo del sorriso, le tematiche trattate, come il rapporto madre-figlia, i turbamenti adolescenziali, l'insoddisfazione personale, sono molto serie e pienamente riassunte dai caratteri dei personaggi. Florinda Bolkan, affascinante sex-symbol dei poliziotteschi anni '70 (fra tutti "Indagine su un cittadino..." con Volonté), riesce a restituire appieno l'idea di una madre severa, attrice al tramonto nata dal nulla, che vuole imporre alla figlia una vita non sua pur di prendersi una personale rivincita. Natasha Hovey, per quanto esordiente, riesce con la sua spontaneità ad offrire un delicato ritratto di una bambina cresciuta troppo in fretta e consapevole di aver perso il meglio della propria giovane esistenza. Ma è lo stesso Verdone, nei panni del goffo e impacciato Rolando, a regalare un affresco della gioventù dell'epoca, perduta tra sogni di gloria e una realtà deludente. Insomma, credo che dopo quarant'anni "Acqua e sapone" possa ancora offrire molti spunti di riflessione, con un realismo profondamente attuale ma anche con un candore e una dolcezza ormai perduti.

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