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 DORIS DOWLING: "OCCHI" DI CINEMA


Fiera e austera. Occhi grandi, scuri. Capelli neri, sciolti e vaporosi o elegantemente raccolti. Fisico slanciato ed elegante. L'immagine del cinema americano degli anni '40, delle attrici algide e fatali. Ma Doris Dowling, in tutto questo, fu soltanto una cometa di passaggio. Dai palcoscenici di Broadway ai teatri d'avanguardia, dalla natia Detroit - dove nacque un secolo fa, il 15 maggio 1923 - ad Hollywood, Doris Dowling raggiunse il successo in patria con "Giorni perduti" di Billy Wilder, ma la popolarità vera arrivò nel Belpaese, dove si trasferì alla fine degli anni '40 insieme alla sorella maggiore Constance, detta "Connie", bionda ma molto simile a lei, in volto e corpo. 



Fu proprio quest'ultima, infatti, a legare per sempre il proprio volto all'Italia, quale ultima "musa" di Cesare Pavese. Doris e "Connie" Dowling arrivarono qui alla fine degli anni '40, riuscendo entrambe ad emergere nel cinema, tra neorealismo e melodrammi strappalacrime. Mentre "Connie", però, passò maggiormente agli onori delle cronache per la sua liason col poeta piemontese, che dedicò a lei i suoi ultimi sforzi creativi - da "Dialoghi con Leucò" alla raccolta "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi" -, Doris Dowling sbalordì tutti col suo fascino e la sua presenza, come antagonista di Silvana Mangano nel capolavoro "Riso amaro" di Giuseppe De Santis. 


In alto, Doris Dowling con Silvana Mangano in "Riso amaro" (1949) di Giuseppe De Santis.
In basso, con Jacques Sernas in "Cuori sul mare" (1950) di Giorgio Bianchi.


Come "femme fatale", spregiudicata ma, in fondo, onesta, recitò accanto ad Amedeo Nazzari e Gina Lollobrigida in "Alina" di Pastìna, con Jacques Sernas e Marcello Mastroianni in "Cuori sul mare" di Bianchi, e con Orson Welles nella rivisitazione de "L'Otello" di William Shakespeare da lui stesso diretta. Nei primi anni '50, tuttavia, la Dowling fece ritorno nel suo paese. Gli anni che seguirono non furono però del tutto lieti. 


In alto, Doris Dowling con la sorella "Connie" sul set di "Riso amaro".
In basso, con Cesare Pavese al Premio Strega 1950 - vinto dallo scrittore per "La bella estate".


Dopo il suicidio di Pavese nel 1950 - a cui era legata da una sincera amicizia -, Doris dovette sopportare anche la prematura scomparsa della sorella "Connie", probabilmente morta anch'ella suicida nel 1969. La sua carriera, soprattutto in televisione, proseguì tra alti e bassi fino alla fine degli anni '80, quando decise di ritirarsi. Da quel momento, il suo sguardo fiero e conturbante, scosso dalle miserie della vita, scomparve dalle scene fino al momento della sua morte, avvenuta il 18 giugno 2004, a Los Angeles. 

La sua immagine, però, è ancora oggi quella che l'ha resa famosa, col suo sorriso malizioso e gli occhi scuri e penetranti. Fotogramma di un cinema indimenticabile, che faceva commuovere, piangere, disperare e sperare.

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