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 CARMINE GALLONE: LE "RIPRESE" DI UNA VITA


Aveva abbandonato la cinepresa da appena undici anni, e forse quello era il problema. Perché Carmine Gallone l'arte cinematografica ce l'aveva nel sangue. E quando essa smise di fluire nel suo corpo, ecco che l'età, improvvisamente, fece sentire il suo peso, e l'11 marzo 1973 - ricoverato all'ospedale di Frascati per una broncopolmonite - "l'occhio" del regista si spense per sempre. Non credo sia un caso, semplice fatalità. Sono infatti convinto che la sua lunga esistenza - cominciata a Taggia, provincia di Imperia, il 10 settembre 1885 - abbia ricevuto preziosa linfa proprio dalla sua innata passione per il cinema. 





Carmine Gallone può essere annoverato tra gli "inventori" del cinema moderno nel nostro Paese. Nell'Urbe mosse i primi passi come drammaturgo (vincendo un concorso nel 1911) e poi come attore, ma già prima della Grande Guerra esordì dietro l'amatissima macchina da presa come regista. Dal "muto" con "La donna nuda" (1914), il primo film, interpretato da Lyda Borelli, e "Redenzione" (1919) - il primo grande successo -, Carmine Gallone dimostrò a tutti la sua grande maestria da antico artigiano cinematografico. 


Le locandine di alcuni film diretti da Gallone.








Dopo una parentesi in giro per l'Europa, Gallone tornò in Italia mettendosi al servizio del cinema del Regime, che lo vide ergersi con "Gli ultimi giorni di Pompei" (1926)  e, undici anni dopo, col kolossal "Scipione l'Africano" (1937), inserito in un programma di esaltazione delle "opere" del Ventennio all'indomani della conquista dell'Etiopia. La sua fama, però, è legata soprattutto al genere lirico e alla produzione di pellicole ispirate a classici dell'opera e dell'operetta, passando da "E lucean le stelle" (1935) a "Puccini" (1953), dimostrando grande competenza e ottime capacità nell' interpretazione di testi.  Ma Gallone sperimentò molti altri generi, senza tralasciare la commedia musicale  ("Taxi di notte", 1950) e neanche quella di costume di matrice letteraria con "Don Camillo e l'onorevole Peppone" (1955) e "Don Camillo monsignore... ma non troppo" (1961). 


Giovanna Ralli in "Carmen di Trastevere" (1962), l'ultimo film di Gallone.


Ormai vicino agli ottanta ma ancora in piena forma, Carmine Gallone appese la cinepresa al chiodo nel 1962 con "Carmen di Trastevere": pellicola interpretata da Giovanna Ralli nei panni di una donna che paga a caro prezzo la sua libertà e l'eccessiva leggerezza.  L'ultimo regalo prima del suo ritiro dalle scene e, infine, anche dalla vita, cinquant'anni fa esatti, con all'attivo cinque decenni di indefessa esistenza votata al cinema e alla bellezza del racconto. Pellicole in cui, ancora oggi, è possibile ripercorrere, fotogramma dopo fotogramma, le "riprese" di una vita dedicata alla settima arte.

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