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 MARIA PIA CASILIO: GRAZIA E IMPERTINENZA


Viso grazioso, grandi occhi scuri e un temperamento "selvatico". Sono questi i caratteri che hanno fatto di lei una vera star. Perché  Maria Pia Casilio non sarà stata famosa come Sophia Loren, Silvana Mangano o Gina Lollobrigida (con la quale "duellò" in due film). La si potrebbe forse accostare alla "sanguigna" Giovanna Ralli, ma neanche questo paragone sarebbe adatto. Però, a modo suo, nel suo genere, è stata davvero unica. Quelli della servetta sono stati i panni che, senza dubbio, ha indossato con maggior disinvoltura. E in quelle vesti è stata sempre ricordata da tutti, anche al momento della sua morte, sopraggiunta il 10 aprile 2012. 




La sua vicenda artistica iniziò a Roma, città in cui giunse giovanissima dagli Abruzzi - dove nacque, vicino L'Aquila, il 5 maggio 1935. Proprio nella Capitale venne infatti notata da Vittorio De Sica che stava cercando una ragazza a cui far interpretare il ruolo di una servetta un po' speciale: l'unica amica dell'anziano pensionante stanco di vivere in quel capolavoro che è stato ed è "Umberto D.". Era il 1952 e da quel momento, per una decina di anni, Maria Pia Casilio calcò l'onda del successo prendendo parte ad oltre cento pellicole, di vario genere, interpretando sempre lo stereotipo della ragazza di paese, spesso scaltra e pettegola, o quello della cameriera. 


Maria Pia Casilio con Carlo Battisti in "Umberto D." (1952) di Vittorio De Sica.


Memorabile nel ruolo dell'acida e strafottente nipote dell'arciprete (Virgilio Riento) di Sagliena, gelosissima della prorompente Bersagliera -Lollobrigida a cui tenta anche di sottrarre il bel carabiniere Stelluti (Roberto Risso) in "Pane, amore e fantasia" (1953) e "Pane, amore e gelosia" (1954) di Luigi Comencini. Ma fu anche Elvira, detta "Elvy", la simpatica fidanzata di Nando Mericoni/Alberto Sordi in "Un americano a Roma" (1954) di Steno. E ancora lavorò spesso con Totò, ad esempio nel ruolo della domestica testimone oculare del finto rapimento con conseguente richiesta di riscatto che il suo padrone ordisce pur di spillare soldi all'avara moglie (una memorabile Titina De Filippo) in "Totò, Peppino e i fuorilegge" (1956) di Mastrocinque. 



In alto, Maria Pia Casilio con Roberto Risso e Gina Lollobrigida in "Pane, amore e fantasia" (1953) di Luigi Comencini.
In basso, con Alberto Sordi in "Un americano a Roma" (1954) di Steno.




Agli inizi degli anni '60, tuttavia, la Casilio trovò sempre meno possibilità di esprimere al meglio il suo talento, relegata sempre in ruoli marginali, per quanto sempre efficaci e ben costruiti. Precedentemente aveva anche tentato la strada del teatro con Garinei & Giovannini ("La padrona di Raggio di Luna" ) ma si era trattato soltanto di una parentesi. Fu così che decise di allontanarsi dalle scene e abbandonare per un po' il suo lavoro. Mise su famiglia, sposando il celebre doppiatore Giuseppe Rinaldi e dando alla luce una bambina, Francesca Rinaldi, destinata a seguire le orme dei genitori come attrice e doppiatrice (celebre soprattutto per essere stata la figlia del maresciallo Rocca/Proietti nella fiction omonima). 


Maria Pia Casilio con Totò in "Totò, Peppino e i fuorilegge" (1956) di Camillo Mastrocinque.


Tuttavia, negli anni successivi tornò saltuariamente sul set, ancora una volta in piccoli ruoli ma sempre di grande effetto, come in "Noi uomini duri" (1987) di Ponzi con Renato Pozzetto ed Enrico Montesano, oppure in "Tre uomini e una gamba" (1997) di e con Aldo, Giovanni e Giacomo. Anche con qualche ruga in più, però, Maria Pia Casilio rimase sempre fedele a se stessa. A quel ruolo di provinciale impertinente, dal sorriso dolce e maligno allo stesso tempo, ma pur sempre puro e candido come le tante giovincelle sapientemente pennellate dal cinema del Dopoguerra, quello delle commedie speranzose, neorealiste o sentimentali. E con la medesima immagine, a dieci anni dalla sua scomparsa, ho voluto omaggiarla anch'io.

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