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 GIUSEPPE ANATRELLI, RAFFINATA PRESENZA


 Un attore di razza, un grande interprete del palcoscenico, seppur in ruoli secondari. Le scene della sua Napoli lo videro passare con disinvoltura dal comico al drammatico, oltre che "allievo" della scuola eduardiana. Ma Giuseppe Anatrelli raggiunse la popolarità nazionale grazie al cinema e ad un personaggio rimastogli cucito addosso: il geometra Calboni, l'affascinante lazzarone amico/nemico del ragionier Fantozzi/Villaggio, che divenne in tutto e per tutto il suo alter ego, tanto è vero che dopo la sua improvvisa scomparsa - avvenuta esattamente quarant'anni fa, il 25 ottobre 1981 - quel personaggio venne eliminato dalla saga dopo un poco riuscito tentativo di sostituzione (col seppur valido Riccardo Garrone).



La carriera di Anatrelli, però, ha radici lontane. Iniziò a muovere i primi passi nelle filodrammatiche e nei teatrini di varietà di Napoli - dove nacque il 3 gennaio 1925 -, fino a quando nel Dopoguerra entrò nella compagnia di Eduardo De Filippo, il suo maestro. Accanto a lui Anatrelli formò la propria caratura d'artista.


Da sinistra, Giuseppe Anatrelli, Eduardo De Filippo e Luca De Filippo.

Alto, elegante, possente in sguardo, lineamenti e corporatura, Anatrelli divenne interprete versatile e misurato, interpretando spesso individui sinistri o delinquenti, cimentandosi non solo col repertorio eduardiano ("Il contratto", una delle sue prove più riuscite), ma anche con le "Scarpettiane" e con alcune pièce di Raffaele Viviani.  


Giuseppe Anatrelli ne "La donna della domenica" (1975) di Luigi Comencini.


Nel frattempo, Anatrelli si fece largo anche in televisione, prendendo parte a diversi sceneggiati, e al cinema, dove tuttavia si trovò a ricoprire ruoli di modesto spessore ma comunque di una certa intensità. Lo troviamo in film importanti come "Detenuto in attesa di giudizio" (1971) di Nanni Loy, accanto ad Alberto Sordi, e  "La donna della domenica" (1975) di Luigi Comencini, accanto a Marcello Mastroianni.

 

Da sinistra, Giuseppe Anatrelli, Mario Vestri e Paolo Villaggio ne "Il secondo tragico Fantozzi" (1976) di Luciano Salce.


Tuttavia, a consacrarlo al successo nazionale, come dicevamo, fu il ruolo del geometra Calboni,  antagonista e rivale d'amore (si contendevano la signorina Silvani/Mazzamauro) del ragioniere più sfigato d'Italia nei primi tre film della saga interpretata da Paolo Villaggio: "Fantozzi", "Il secondo tragico Fantozzi", diretti da Salce, e "Fantozzi contro tutti", diretto da Neri Parenti. Ciononostante, Giuseppe Anatrelli rimase fino alla fine un figlio dell'arte da palcoscenico. Il suo sogno - infrantosi a causa di un infarto, che se lo portò via a soli cinquantasei anni - era quello di fondare una propria compagnia, dove mettere a frutto la lunga esperienza maturata in anni di teatro. 

Ebbene, siamo certi che non ci avrebbe delusi, come siamo ben certi che un segno della sua presenza, profondo tanto quanto la sua arte raffinata, sia tuttora indelebile nella storia dello spettacolo nazionale.

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