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 ANITA EKBERG: IL "DOLCE" SIMBOLO DELLA DOLCE VITA


  "Era un cumulo di curve come al mondo non ce n'è", avrebbe detto Fred Buscaglione col suo riso beffardo. D'altra parte con lei ci lavorò anche, nel 1960, pubblicizzando una birra in "Carosello". E probabilmente, fu proprio quella l'idea che tutti si erano fatti di Anita Ekberg. Una donna "esagerata". Esageratamente formosa, esageratamente sensuale, esageratamente affascinante. Non è un caso che a puntarle gli occhi addosso fu uno che di "esagerazioni" se ne intendeva, e ne riempiva le sue pellicole: Federico Fellini. 



   Perché a consacrare Anita Ekberg al successo, a farne una diva internazionale fu proprio lui. "La dolce vita", la Fontana di Trevi, una Roma notturna e silenziosa salvo lo scroscio dell'acqua in cui "Anitona" si era immersa, chiamando a sé il bel Marcello Mastroianni con un "Come here! Hurry hup!" che ha fatto epoca. Fu la nascita di una leggenda svedese a Roma, ma anche l'inizio di un futuro che sembrava incoraggiante. Le qualità, lo dicevamo, le aveva tutte. Iniziò a dare mostra di sé vincendo il titolo di Miss nella sua Svezia - dove nacque il 29 settembre 1931 -, nel 1950, e da lì sbarcò subito ad Hollywood.


Anita Ekberg con Marcello Mastroianni ne "La dolce vita" (1960) di Fellini.


Lavorò con Gianni e Pinotto, con Jerry Lewis e Dean Martin, facendosi notare soprattutto per la sua avvenenza. Ma fu l'Italia, Fellini e quel 1960 a portarle fortuna, con quel film che fece scandalo ma incantò il pubblico amante del "proibito". Da lì, Anita Ekberg decise di stabilirsi nel Bel Paese, e cominciarono ad arrivare altre offerte di lavoro. Con Fellini, lavorò ancora ne "Le tentazioni del dottor Antonio", episodio del film "Boccaccio '70" (1962), dove interpretava il sogno proibito (raffigurata su un manifesto che pubblicizzava latte) di un pedante moralista e perbenista Peppino De Filippo. 


Anita Ekberg con Peppino De Filippo in "Boccaccio '70" (1962).


E poi ancora interpretò se stessa ne "I clowns"  (1970) e "Intervista" (1987), sempre per il regista riminese. Ma nonostante l'alto numero di pellicole interpretate (lavorò con Sordi, De Sica), ben presto "Anitona" si ritrovò relegata al ruolo di bellona in film di genere (dalla commedia sexy al western all'italiana per poi passare a pellicole decisamente mediocri, in veste di caratterista). Col passare del tempo, poi, la sua bellezza cominciò a sfiorire. Ingrassata fortemente, non era più quel "cumulo di curve" che avevano illuminato la "dolce vita" romana degli anni '60. La "Anitona" sensuale, corteggiatissima - ebbe due mariti e numerosissime relazioni, tra cui una con Frank Sinatra -, uscì ben presto dal giro che conta. Passò gli ultimi anni della sua vita quasi in solitudine, nella sua villa di Genzano di Roma, alle porte della Capitale, prima di essere ricoverata nel 2011 per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute in una clinica dei Castelli, dove se ne andò l'11 gennaio 2015.

Ebbene oggi, a novant'anni dalla sua nascita, possiamo dire che il destino con lei non fu "dolce" come quel bagno nella Fontana. Ma la memoria sì, la memoria lo è. Perché il ricordo di lei è dolce, come la sua simpatia e le sue generose forme. Dolce come quella notte romana di cui divenne simbolo.

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