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MAURO BOLOGNINI, PASSIONE SCONFINATA 


Variegata. Forse così si potrebbe definire la filmografia di Mauro Bolognini. Un insieme di esperienze, di personaggi, di storie, di intrecci e di letteratura, tanta letteratura. Perché furono proprio i romanzi, portati sul grande schermo con grande fedeltà, a fare di Bolognini il cineasta che è stato.



La sua esperienza dietro la macchina da presa iniziò a Roma, dove giunse dalla natia Pistoia - città in cui nacque il 28 giugno 1922 -, dopo una laurea in architettura, diplomandosi al Centro Sperimentale.

Cominciò a frequentare il set come aiuto regista di Luigi Zampa, con una esperienza anche in Francia con Yves Allégret. Il suo debutto come regista risale al 1953 con "Ci troviamo in galleria": un film musicale che si ispirava all'avanspettacolo e al varietà, con Sophia Loren e Carlo Dapporto.




  
In alto le locandine di alcuni film diretti da Bolognini.

Da lì, tra il 1955 e il 1959, una serie di titoli di varia natura: dal neorealismo de "Gli innamorati" e "Giovani mariti" alla commedia con "Marisa la civetta" e "Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo". Pellicole che mettevano in evidenza tematiche e personaggi tipici del cinema leggero e disincantato del tempo, ma anche con una certa attenzione all'attualità. Si pensi ad "Arrangiatevi" (1959), l'esilarante commedia interpretata da Totò e Peppino De Filippo che ironizzava sulla chiusura delle case di piacere a seguito della Legge Merlin. Ma la vera svolta della sua carriera arrivò nei primi anni '60, grazie al fortunato incontro con Pier Paolo Pasolini.


Claudia Cardinale e Marcello Mastroianni ne "Il bell'Antonio" (1960).


Il poeta friulano collaborò a molte delle sue sceneggiature e proprio grazie alla sua "penna" videro la luce le opere più belle ed apprezzate di Bolognini: da "La notte brava"(1959) a "La viaccia" (1961), da "Una giornata balorda" (1960) a "Il bell'Antonio" (1960), con uno straordinario Marcello Mastroianni. E poi ancora "Senilità" (1962), "L'eredità Ferramonti" (1976), tratte rispettivamente dai romanzi di Svevo e Chelli. Per non parlare poi di "Metello" (1970), tratta dall'omonimo romanzo di Pratolini, interpretata da Ottavia Piccolo e Massimo Ranieri, tra le sue ultime opere di rilievo.


Massimo Ranieri e Ottavia Piccolo in "Metello"(1970).

Ma accanto alla letteratura, importante citare anche la sua passione per la lirica. Nel corso della sua lunga carriera curò la direzione di diverse opere, da Verdi a Puccini, e proprio con la musica concluse la sua esperienza alla regia, in televisione. Dopo aver ancora una volta portato sul piccolo schermo un classico della letteratura, "La certosa di Parma", nel 1995 Bolognini propose in TV una miserie che raccontava la storia degli editori musicali Ricordi ("La famiglia Ricordi"). Quello stesso anno apprese di essere malato, e dopo sei anni, il 14 maggio 2001, Bolognini se ne andò, portando via con sé una storia di passione e di talento. 

Lo stesso che, a vent'anni dalla sua morte, andrebbe riscoperto, attraverso la sua sconfinata produzione, tra titoli noti e meno noti, seri e poco seri, comici e drammatici ma ugualmente opera di un vero "maestro" del cinema nostrano.

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