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 ROSALIA MAGGIO, FIORE D'ARTISTA


" 'Na rosa 'e maggio" sbocciava esattamente un secolo fa. Rosalia Maggio: un fiore in grado di ammaliare tutti col suo profumo. Un odore d'arte, di passione, di talento. Una bellezza degna della sua Napoli. Passionale, generosa nelle forme e piena di vita. Anche se lei nacque a Palermo, mentre la compagnia dei suoi genitori, il capocomico Domenico "Mimì" Maggio e Antonietta Gravante, era in tournée in Sicilia.




Ma era una napoletana verace, al pari dei suoi fratelli, Dante, Enzo, Beniamino e Pupella, che come lei seguirono le orme dei genitori. Tutti, ancora bambini, iniziarono a calcare i primi palcoscenici. Lei salì in scena con sua madre quando aveva solo quattro anni e praticamente ci rimase fino alla fine.

Il palcoscenico divenne il suo regno: si esibì come soubrette e cantante, lavorò con Anna Fougez, calcò le platee dell'avanspettacolo, partecipò alla rivista accanto ad artisti del calibro di Walter Chiari, Mario Carotenuto e Renato Rascel. Col fratello Beniamino e Mario Merola, fu anche indimenticabile interprete della classica sceneggiata, offrendo tutta la sua carica d'umanità. Perché Rosalia Maggio, in fondo, amava il teatro più vero, autentico. Pupella, la più famosa dei Maggio, aveva cominciato come lei, ma grazie ad Eduardo si era elevata ad una forma di spettacolo differente, più alto. Beniamino e Dante ebbero anche fortuna al cinema. Rosalia, invece, proseguì un percorso diverso. Visse gli stenti degli artisti poveri, dei "guitti". Frequentò platee di secondo e terz'ordine, si esibì anche nello spogliarello, pur di dar da mangiare alle sue figlie. Addirittura, come raccontò in uno psicodramma ("Da Storia nasce Storia"), in seconda serata su Rai 3, nel 1991, una sera era pronta a prostituirsi, pur di portare a casa il denaro necessario. In quel momento, però, vide l'effige di papa Giovanni XXIII in televisione, e poco dopo ricevette una telefonata: un ingaggio cinematografico che di fatto la salvò. 


Rosalia Maggio con Totò in "Totò, Peppino e le fanatiche" (1958) di Mario Mattòli.


Non era la prima volta che il cinema si accorgeva di lei (aveva lavorato in alcune commedie, una volta anche con Totò), ma non aveva certo trovato spazio come i suoi fratelli. D'altronde, Rosalia Maggio amava in maniera viscerale il palcoscenico: con le sue forme giunoniche, i suoi occhi profondi, la sua spontanea comunicatività, amava molto il contatto col pubblico. Fu per questo che, nel 1982, quando Antonio Calenda le propose uno spettacolo che unisse i diversi talenti della famiglia Maggio, ella non ebbe esitazioni. Dopo un inziale titubanza, accettarono anche Pupella e Beniamino, ed ecco che " 'Na sera 'e Maggio", riportò in auge l'avanspettacolo. 


 Rosalia Maggio con Ottavio Rosati nello psicodramma televisivo "Da Storia nasce Storia".


Il "teatro dei poveri", appunto, quello dei guitti e delle soubrette, quello "vero", come lei. Lei che non rinunciò al palcoscenico fino alla fine, sopraggiunta il 25 luglio 1995, a causa di un tumore, che le impedì di esibirsi per l'ultima volta in "Ce pensa mamma'", al Teatro Cilea, nella sua amata Napoli.

Da sinistra, Pupella, Beniamino e Rosalia in " 'Na sera 'e Maggio" (1982) di Antonio Calenda.


Tuttavia, nonostante la sua celebrità a livello nazionale non sia paragonabile a quella dei suoi fratelli, Rosalia Maggio continua ad essere viva. Come la sua arte, come il suo talento e il suo carisma. Come la bellezza di 'na rosa 'e maggio di cui, a cento anni dalla sua nascita, non appassisce il ricordo.

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