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 RODOLFO SONEGO, RACCONTI DALL' "ITALIA DEL CINEMA"


  Pensare che sia trascorso un secolo dalla sua nascita fa scendere una lacrimuccia. Perché metà di quel periodo è legata ad una stagione cinematografica irripetibile, e forse di un'Italia irripetibile. Quella del neorealismo di De Santis, della commedia leggera di Steno, della "commedia all'italiana" di Monicelli, Risi e Zampa, quella della comicità di Totò e Alberto Sordi. Proprio con quest'ultimo, Rodolfo Sonego inaugurò un capitolo straordinario fatto di ritratti di italiani sbruffoni, donnaioli, truffaldini, disperati e quant'altro. Per farla breve, dietro "l'italiano medio" di Albertone c'era la sua "mente".



La sua vicenda artistica iniziò a Roma, nel Dopoguerra, dove arrivò dal suo Veneto - dove nacque, a Belluno, il 27 febbraio 1921. Diplomato all'Accademia di Belle Arti, preciso disegnatore, intellettuale con una passione per le scienze, giunse nella Capitale chiamato da Roberto Rossellini e da allora la sua vita venne consacrata per sempre al cinema, nel periodo di suo massimo splendore. Era il Belpaese della ricostruzione proiettato nel "boom" e c'era voglia di raccontare, di sognare, di descrivere ciò che era accaduto e ciò che stava per accadere. La guerra - che vide Sonego partigiano - aveva distrutto tutto e per questo tutto andava ricostruito. Il cinema, in quegli anni, stava facendo di tutto per raccontare quanto era accaduto e quanto era sotto gli occhi di tutti. La miseria, la povertà, la fame, giovani  pieni di sogni e di speranze. Sonego cominciò a collaborare con Giorgio Ferroni, Alberto Lattuada, Giuseppe De Santis, offrendo immagini indimenticabili di un Paese che piano piano si stava risollevando. 



Rodolfo Sonego e Alberto Sordi.



Ma la svolta della sua carriera arrivò nel 1954, grazie all'incontro con Alberto Sordi. Lo sguardo introspettivo di Sonego, grande osservatore e psicologo, unito alla capacità di immedesimazione di Sordi, con quel "faccione" sempre pronto a indossare una maschera differente, diedero vita ad un sodalizio artistico e personale che durò quasi mezzo secolo. 




  La locandina del film che segnò l'inizio della collaborazione tra Sonego e Sordi.

Cominciarono con "Il seduttore" (1954) di Franco Rossi e da lì un successo dietro l'altro: "Il vedovo" (1959) di Dino Risi, "Un eroe dei nostri tempi" (1957) di Monicelli , "Il vigile" (1960) di Zampa, "Detenuto in attesa di giudizio" (1971) di Nanni Loy. Per non parlare poi di quasi tutti i film diretti dallo stesso Sordi: da "Amore mio aiutami" (1969) a "Io so che tu sai che io so" (1982) fino a "Nestore, l'ultima corsa" (1994) e "Incontri proibiti" (1998). 


 

                  






In alto, altre locandine di film sceneggiati da Sonego.


Ma il capolavoro assoluto di Sonego e Sordi è considerato "Una vita difficile" (1961) di Dino Risi. Tuttavia la sua attività d'autore non si limitò solo alla cinematografia sordiana. Fu anche consulente nei "simposi" tra autori e registi che precedevano la stesura di soggetti e sceneggiatura per molte pellicole nazionali. Tra i tanti "contributi" opportuno ricordare il soggetto di un'altra grande "perla" della nostra commedia: "Il sorpasso" (1962) di Dino Risi, interpretato da Gassman e Trintignant. Il suo acume, la sua intelligenza di attento osservatore, tuttavia, rimangono ancora oggi legati ad Alberto Sordi e alla descrizione dei vizi e delle virtù dell' "homo italicus". Sodalizio interrottosi pochi anni prima della sua scomparsa, avvenuta per i postumi di una caduta al Policlinico Gemelli di Roma, il 15 ottobre 2000.

 E per quanto sia vero che quell'epoca cinematografica non ritornerà mai più, una consolazione, per quanto magra, c'è. Abbiamo la possibilità di riviverla ogni qual volta lo desideriamo, grazie a quegli attori che ritornano a "vivere" sullo schermo per noi. Impressi per noi su quelle pellicole di un'epoca remota ma indimenticabile. Grazie anche ai "racconti" di Rodolfo Sonego e a quella "Italia del cinema" che ha fatto storia.





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